lunedì 29 dicembre 2025

Rimozione

Il buddhismo mi ha mostrato che la felicità è innanzitutto dentro di noi. Dipende da noi. È una scelta, prima di essere una conseguenza di qualcosa che succede. Me lo ha insegnato attraverso un processo di rimozione: non mi ha imposto una saggezza esterna, ma ha fatto emergere quella che già possedevo rimuovendo strati di stress, ansia, tristezza, pensieri distruttivi, abitudini malsane e desideri tossici.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

martedì 16 dicembre 2025

Senza farne il proposito

… mi spiegò che la mia vera malattia era il proposito e non la sigaretta. Dovevo tentar di lasciare quel vizio senza farne il proposito. In me - secondo lui - nel corso degli anni erano andate a formarsi due persone di cui una comandava e l'altra non era altro che uno schiavo il quale, non appena la sorveglianza diminuiva, contravveniva alla volontà del padrone per amore alla libertà. Bisognava perciò dargli la libertà assoluta e nello stesso tempo dovevo guardare il mio vizio in faccia come se fosse nuovo e non l'avessi mai visto. Bisognava non com-batterlo, ma trascurarlo e dimenticare in certo modo di abbandonarvisi volgendogli le spalle con noncuranza come a compagnia che si riconosce indegna di sé. Semplice, nevvero?

Italo Svevo, La coscienza di Zeno

lunedì 15 dicembre 2025

Grandezza latente

Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l'uomo ideale e forte che m'aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente. Io avanzo tale ipotesi per spiegare la mia debolezza giovanile, ma senza una decisa convinzione.

Italo Svevo, La coscienza di Zeno

sabato 13 dicembre 2025

Educazione per gli umanisti

ruolo decisivo che il momento dell'educazione aveva svolto nel progetto politico degli umanisti. E qui che si erano concentrati tutti gli sforzi dei letterati del Quattrocento, nella convinzione che se le élites destinate ad amministrare la cosa pubblica fossero state indirizzate al culto della virtù, all'amore per le lettere e al rispetto della giustizia, il problema del retto governo avrebbe potuto dirsi almeno in parte risolto. Gli stessi umanisti che tanto insistono sulla centralità della paideia e della institutio, be-ninteso, non ignoravano a quale punto la dimensione della vita activa sia segnata dalla violenza e dall'ingiustizia, né si facevano troppe illusioni sulla possibilità di addomesticare del tutto lo spazio pubblico, liberandolo dalle pulsioni distruttive ed egoistiche - nessuna ingenuità in proposito, nessuna speranza di correggere una volta per sempre l'irrazionalità del mondo sublunare. Gli uomini possono essere resi migliori, e spesso in effetti lo sono, ma unicamente attraverso un lungo e difficile percorso di elevazione al quale soltanto una sparuta minoranza di individui può avere accesso. Il realismo degli umanisti dipende anzi proprio dalla loro decisione di porsi degli obiettivi tutto sommato limitati. Per ottenere dei concreti risultati politici, d'altra parte, non è in alcun modo necessario raggiungere l'intera comunità: sarà sufficiente infatti che la terapia filosofica agisca sui principı e sulle aristocrazie cittadine perché l'intera popolazione ne avverta immediatamen-te, seppure indirettamente, i benefici. Ed è sui pochi individui destinati per censo e natali ad accollarsi l'onore e l'onere di amministrare la cosa pubblica che tutte le energie e tutti gli sforzi andranno appunto indirizzati.

Introduzione di Gabriele Pedullà al Principe di Niccolò Machiavelli