martedì 11 luglio 2017

Storia e arte

Anche in questo "arcano laboratorio di Dio" come Goethe definisce la storia, si produce un'enorme congerie di fatti usuali e irrilevanti. Qui pure, come sempre nell'arte e nella vita, i momenti sublimi e indimenticabili sono rari.


Stefan Zweig, Momenti fatali 

sabato 8 luglio 2017

Di dove non si ritorna

Grigie ormai sono le tempie
e il capo è bianco,
e mi scrollano i denti
e la bella giovinezza non c'è più.
Della dolce vita
poco tempo mi resta,
e spesso piango, ho tanta paura
del Tartaro.
Tremenda è la voragine dell'Ade,
e dolorosa è la discesa
laggiù;
perché, scesi una volta,
in su non si ritorna.

Anacreonte

venerdì 7 luglio 2017

Scappare

Sotto la luna e le colline Nuto una sera mi domandò com'era stato imbarcarmi per andare in America, se ripresentandosi l'occasione e i vent'anni l'avrei fatto ancora. Gli dissi che non tanto era stata l'America quanto la rabbia di non esser nessuno, la smania più che di andare, di tornare un bel giorno dopo che tutti mi avessero dato per morto di fame. In paese non sarei stato altro che un servitore ..... E allora tanto valeva provare, levarmi la voglia di passare anche il mare.
- Ma non è facile imbarcarsi - disse Nuto. - Hai avuto del coraggio.
Non era stato coraggio, gli dissi, ero scappato.

La luna è i falò, Cesare Pavese 

giovedì 6 luglio 2017

Aspetto

Non toccava una goccia di liquore: your look, you know, are your only free advertising agent.

Cesare Pavese, La luna è i falò 

mercoledì 5 luglio 2017

Rimpianti di povertà

Cosa avrei dato per vedere ancora il mondo con gli occhi di Cinto, ricominciare in Gaminella come lui, con quello stesso padre, magari con quella gamba. Non era mica compassione che provavo per lui, certi momenti lo invidiano. Mi pareva di sapere anche i sogni che faceva la notte e le cose che gli passavano in mente mentre arrancava per la piazza.
Non avevo camminato così, non ero zoppo io, ma quante volte avevo visto passare le carrette rumorose con le sediate di donne e ragazzi, che andavano in festa, alla fiera, alle giostre, e io restavo con Giulia e Angiolina sotto i noccioli, sotto il fico, sul muretto del ponte, quelle lunghe sere d'estate, a guardare il cielo e le vigne sempre uguali. E poi la notte, tutta la notte, per la strada si sentivano tornare cantando, ridendo, chiamandosi attraverso il Belbo. Era in quelle sere che una luce, un falò, visti sulle colline lontane, mi facevano gridare e ritirarmi in terra perché ero povero, perché ero ragazzo, perché ero niente. Quasi godevo se veniva un temporale, il finimondo, di quelli d'estate, e gli guastava la festa. Adesso a pensarci rimpiangevo quei tempi, avrei voluto ritrovarmici.

La luna è i falò, Cesare Pavese 

Rimpianti di povertà

Cosa avrei dato per vedere ancora il mondo con gli occhi di Cinto, ricominciare in Gaminella come lui, con quello stesso padre, magari con quella gamba. Non era mica compassione che provavo per lui, certi momenti lo invidiano. Mi pareva di sapere anche i sogni che faceva la notte e le cose che gli passavano in mente mentre arrancava per la piazza.
Non avevo camminato così, non ero zoppo io, ma quante volte avevo visto passare le carrette rumorose con le sediate di donne e ragazzi, che andavano in festa, alla fiera, alle giostre, e io restavo con Giulia e Angiolina sotto i noccioli, sotto il fico, sul muretto del ponte, quelle lunghe sere d'estate, a guardare il cielo e le vigne sempre uguali. E poi la notte, tutta la notte, per la strada si sentivano tornare cantando, ridendo, chiamandosi attraverso il Belbo. Era in quelle sere che una luce, un falò, visti sulle colline lontane, mi facevano gridare e ritirarmi in terra perché ero povero, perché ero ragazzo, perché ero niente. Quasi godevo se veniva un temporale, il finimondo, di quelli d'estate, e gli guastava la festa. Adesso a pensarci rimpiangevo quei tempi, avrei voluto ritrovarmici.

La luna è i falò, Cesare Pavese 

Quarto potere

Sono soltanto i cani che abbiano e saltano addosso ai cani forestieri e il padrone aizza il cani per interesse, per restare padrone, ma se i cani non fossero bestie si metterebbero d'accordo e abbaierebbero addosso al padrone.

Basta leggere i giornali per capire che il mondo è pieno di padroni che aizzano i cani.
Certi giorni che non hai neanche più voglia di sapere quel che succede e soltanto andando per le strade vedi i fogli in mano alla gente neri di titoli come il temporale.

La luna è i falò, Cesare Pavese 

martedì 4 luglio 2017

Gioventù e tempo

E io, quando venne il carretto per prendere l'armadio e i sacconi, andai nella stalla a staccare la capra. Non c'era più, l'avevano venduta anche lei. Mentre piangevo per la capra, arrivò il parroco - aveva un grosso ombrello grigio e le scarpe infangate - e mi guardò di traverso. Padrino girava per il cortile e si tirava i baffi. - Tu - mi disse il prete, - non fare la donnetta. Che cos'è questa casa per te? Sei giovane e hai tanto tempo davanti. Pensa a crescere per ripagare questa gente del bene che ti hanno fatto.

La luna è i falò, Cesare Pavese 

Crescere

Il discorso finiva sempre che i vecchi dicevano: "Sì sì giovanotti, sì sì ragazze .... pensate a crescere ...... così dicevano i nostri nonni .... si vedrà quando toccherà a voi". A quei tempi non mi capacitavo che cosa fosse questo crescere, credevo fosse solo fare delle cose difficili - come comprare una coppia si buoi, fare il prezzo dell'uva, manovrare la trebbiatrice. Non sapevo che crescere vuol dire andarsene, invecchiare, veder morire.

La luna è i falò, Cesare Pavese 

lunedì 3 luglio 2017

Ricominciare

Fatto sta che lo sapevo che non sarebbe durata, e la voglia di fare, di lavorare, di espormi, mi moriva tra le mani.

La luna è i falò, Cesare Pavese 

sabato 1 luglio 2017

Come nelle favole
Vasco Rossi
Quello che potremmo fare io e te
Senza dar retta a nessuno
Senza pensare a qualcuno
Quello che potremmo fare io e te
Non lo puoi neanche credere
Quello che potremmo fare io e te
Senza pensare a niente
Senza pensare sempre
Quello che potremmo fare io e te
Non si può neanche immaginare
Sai che ho pensato sempre, quasi continuamente
Che non sei mai stata mia
Me lo ricordo sempre, che non è successo niente
Dovevi sempre andar via
Io e te, io e te
Dentro un bar a bere e a ridere
Io e te, io e te
A crescere bambini, avere dei vicini
Io e te, io e te
Seduti sul divano
Parlar del più e del meno
Io e te, io e te
Come nelle favole
Quello che potremmo fare io e te
Non l’ho mai detto a nessuno
Però ne sono sicuro
Quello che potremmo fare io e te
Non si può neanche immaginare
Io e…

giovedì 29 giugno 2017

Resta ad aspettarti

Così questo paese, dove non sono nato, ho creduto per molto trempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l'ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli paesi, non so se poi da ragazzo mi sbagliavo poi di molto. Uno gira per mare e per terra, come i giovanotti dei miei tempi andavano alle feste dei paesi intorno, e ballavano, e bevevano, si picchiavano, portavano a casa la bandiera e i pugni rotti.
Ché cosa vuol dire? Un paese ci vuole, se non fosse per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non esser soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Ma non è facile starci tranquillo.

La luna è i falò, Cesare Pavese

martedì 27 giugno 2017

Mondi diversi

I fantasmi sono, in un certo senso, brandelli e frammenti di altri mondi, un barlume di essi. L'uomo sano, naturalmente, non è il caso che li veda, perché l'uomo sano è un uomo terreno, e quindi non deve vivere che la vita di questo mondo, per ragione di ordine e pienezza. Ma appena si ammala, appena nel suo organismo è turbato il suo normale ordine terreno, subito comincia a manifestarsi la possibilità di un mondo diverso; e quanto più l'individuo è malato, tanto maggiori sono i contatti con quest'altro mondo, cosicché, una volta morto del tutto, l'uomo passa direttamente in un altro mondo.

Delitto e castigo, Dostoevskij 

lunedì 26 giugno 2017

Coscienza

Che ve ne importa della coscienza? 
Be', se non altro per un senso di umanità. 
Chi ce l'ha, soffra pure, visto che riconosce il suo errore. Sarà per lui un castigo supplementare, in aggiunta ai lavori forzati.

Delitto e castigo, Dostoevskij 

mercoledì 21 giugno 2017

Freschezza dello spirito

Sebbene quest'ultima avesse già quatantatre anni, il suo volto serbava ancora tracce della bellezza di un tempo; per di più, essa sembrava molto più giovane dei suoi anni, come accade quasi sempre alle donne che riescono a conservare sino alla vecchiaia la freschezza dello spirito e delle sensazioni e un'onesta, pura fiamma del cuore. Conservare queste cose è l'unico mezzo per non perdere la propria bellezza nemmeno da vecchi.

Delitto e castigo, Dostoevskij 

Arrivare alla verità

Dire corbellerie è l'unico privilegio umano nei confronti di tutti gli altri esseri viventi. A furia di dirne, si arriva alla verità. Si è uomini appunto perché si dicono corbellerie; non si è mai raggiunta nessuna verità senza aver prima sbagliato quattordici volte, e forse anche centoquattordici; a suo modo è una cosa onorevole. Mentre noi, non siamo neanche capaci di sbagliare col nostro cervello! Spararle grosse, ma che sia farina del tuo sacco: e io ti vorrò un bene dell'anima. Spararle grosse a proprio modo, è quasi meglio che dir la verità a modo altrui; nel primo caso sei un uomo, nel secondo caso sei solo un pappagallo!....... Ci abbiamo preso gusto a campare con l'intelligenza altrui, e ci abbiamo dato dentro!

Delitto e castigo, Dostoevskij

Vertice delle civiltà

Volete sapere perché mi sono sbronzato questo modo? Perché mi hanno fatto discutere quei maledetti! E si che avevo giurato di non discutere più!... dicono certe corbellerie! Per poco non menavo le mani! Ho lasciato là mio zio, a far gli onori di casa.... Potete non crederci, ma quello vogliono la distruzione totale della personalità, e ci provano un gran gusto! L'importante è non essere se stessi, assomigliare il meno possibile a se stessi! Questo, per loro, è il vertice delle civiltà!

Delitto e castigo, Dostoevskij 

mercoledì 14 giugno 2017

Forma

Tutto ciò è convenzionale, relativo, forma, soltanto forma.

Delitto e castigo, Dostoevskij 

sabato 10 giugno 2017

Pregiudizi

Però se avessi detto delle sciocchezze, esclamò d'un tratto, quasi senza volerlo, se realmente l'uomo, tutto quanto il genere umano, non fosse una carogna, allora tutto il resto sono pregiudizi, soltanto paure che ci hanno inculcato, e non esistono barriere di sorta, e così deve essere...

Fedor Dostoevskij, Delitto e castigo 

lunedì 5 giugno 2017

Moralità

Se solo fosse possibile quel che, peraltro, data l'umana natura sarà sempre impossibile; se cioè fosse possibile che ognuno di noi descrivesse ogni suo segreto, ma senza alcun timore di esporre non solo ciò che ha paura di dire e non direbbe a nessun costo alla gente,  non solo ciò che ha paura di dire ai suoi migliori amici, ma perfino ciò che talvolta ha paura di confessare a se stesso,  allora nel mondo si leverebbe un tale puzzo, che tutti dovremmo morire asfissianti. Ecco perché, detto tra parentesi, vanno così bene le nostre conversazioni e convenienze sociali. Racchiudono un'idea profonda: non dirò morale, ma semplicemente protettiva, comoda, il che, s'intende, è ancor meglio, purché la moralità in sostanza non è altro che la comodità, cioè è stata inventata unicamente per la comodità. 

Umiliati e offesi, Dostoevskij