domenica 25 marzo 2012

Il mio pensiero

Cosa c'entra questo cielo lucido 
Che non è mai stato così blu 
E chi se ne frega delle nuvole 
Mentre qui manchi tu 

Ligabue

Diventare un testo

Per capire un testo bisogna diventare quel testo, pensando con la stessa profondità dell'autore: «aver tanta forza d'immaginazione, e di sentimento, e tanta capacità di riflettere, da potersi porre nei panni dello scrittore, e in quel punto preciso di vista e di situazione».

Zibaldone - Leopardi

sabato 24 marzo 2012

Arca di Noè

Chiesa di San Maurizio - Milano

Scetticismo

La nostra ragione non può assolutamente trovare il vero se non dubitando; ch'ella si allontana dal vero ogni volta che giudica con certezza; e che non solo il dubbio giova a scoprire il vero ..., ma il vero consiste essenzialmente nel dubbio, e chi dubita, sa, e sa il più che si possa sapere.

Leopardi - Zibaldone

sabato 10 marzo 2012

Vita solitaria

.......
     Talor m'assido in solitaria parte,
Sovra un rialto, al margine d'un lago
Di taciturne piante incoronato.
Ivi quando il meriggio in ciel si volve,
La sua tranquilla imago il Sol dipinge,
Ed erba o foglia non si crolla al vento,
E non onda incresparsi, e non cicala
Strider, nè batter penna augello in ramo,
Nè farfalla ronzar, nè voce o moto
Da presso né da lunge odi nè vedi.
Tien quelle rive altissima quiete;
Ond'io quasi me stesso e 'l mondo obblio
Sedendo immoto; e già mi par che sciolte
Giaccian le membra mie, nè spirto o senso
Più le commova, e lor quiete antica
Co' silenzi del loco si confonda.
.......

Leopardi - Vita Solitaria

domenica 19 febbraio 2012

Mi pasco di quel cibo che solum è mio

Partitomi del bosco, io me ne vo ad una fonte, e di quivi in un mio uccellare. Ho un libro sotto, o Dante o Petrarca, o uno di questi poeti minori, come Tibullo, Ovidio e simili: leggo quelle loro amorose passioni, e quelli loro amori ricordomi de' mia: gòdomi un pezzo in questo pensiero. Transferiscomi poi in sulla strada, nell'hosteria; parlo con quelli che passono, dimando delle nuove de' paesi loro; intendo varie cose, e noto varii gusti e diverse fantasie d'huomini. Viene in questo mentre l'hora del desinare, dove con la mia brigata mi mangio di quelli cibi che questa povera villa e paululo patrimonio comporta. Mangiato che ho, ritorno nell'hosteria: quivi è l'hoste, per l'ordinario, un beccaio, un mugnaio, dua fornaciai. Con questi io m'ingaglioffo per tutto dí giuocando a cricca, a trich-trach, e poi dove nascono mille contese e infiniti dispetti di parole iniuriose; e il più delle volte si combatte un quattrino, e siamo sentiti non di manco gridare da San Casciano. Cosí, rinvolto in tra questi pidocchi, traggo el cervello di muffa, e sfogo questa malignità di questa mia sorta, sendo contento mi calpesti per questa via, per vedere se la se ne vergognassi.

Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro.

E perché Dante dice che non fa scienza sanza lo ritenere lo havere inteso - io ho notato quello di che per la loro conversazione ho fatto capitale, e composto uno opuscolo De principatibus; dove io mi profondo quanto io posso nelle cogitazioni di questo subietto, disputando che cosa è principato, di quale spezie sono, come e' si acquistono, come e' si mantengono, perché e' si perdono.

Niccolò Macchiavelli - Lettera a F. Vettori 10 dicembre 1953

sabato 18 febbraio 2012

I Bennet

Mr Bennet era un tale impasto di vivacità e sarcasmo, di riservatezza ed esuberanza, che ventitrè anni di vita assieme non erano bastati alla moglie per comprenderne il carattere. Il suo, invece, era meno difficile da capire. Era una donna di intelligenza mediocre, poco colta e di carattere volubile. Quando era scontenta, si immaginava di essere nervosa. Il più grande obiettivo della sua vita era di far sposare le figlie; il suo unico passatempo era coatituito dalle visite e dai pettegolezzi.

Jane Austen - Orgoglio e pregiudizio

Borgia

Erano destinati a rappresentare il simbolo del male: i Borgia e il loro toro che cerca fremendo il combattimento. Da Callisto III ad Alessandro VI reciteranno in scena da grandi protagonisti. Per mezzo secolo, dal 1459 al 1503: data la prima dell'elezione di Callisto III al soglio pontiticio, e la seconda quella della morte del secondo, il nome dei Borgia significa potere; nel clima di questi avventurosi spagnoli venuti a Roma a predare il predabile. Senza badare a scandali; senza sentirsi minimamente scalfiti da accuse, anche pesanti, che li indicano colpevoli d'ogni sorta di gravi delitti. Nel nome del potere e del denaro tutto si sono concessi. Sede centrale delle loro operazioni quella Roma che bene si prestava, coi suoi scenari e la gente  che la popolava, al clima della rappresentazione.

Marcello Vannucci - I Borgia

Nervi

- Provi piacere ad indispettirmi. Non hai nessuna pietà dei miei poveri nervi.
- Ti sbagli, mia cara. Ho un grande rispetto per i tuoi nervi. Sono miei vecchi amici. Ne parli accoratamente da almeno vent'anni.

Jane Austen - Orgoglio e pregiudizio

venerdì 17 febbraio 2012

Fuga

In tempi come questi la fuga è l'unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare

Henry Laborit

sabato 28 gennaio 2012

Scapolo

It is a truth universally acknowledged, that a single man in possession of a good fortune, must be in want of a wife. 

Orgoglio e Pregiudizio - J. Austen

domenica 8 gennaio 2012

Pastine degli angeli (dose X ogni albume)

Dose x ogni albume

  • 40/50 gr. Zucchero semolato
  • 25 gr. Farina
  • 1 albume
  • 25 gr. Burro morbido
  • Un pizzichino di sale
  • Zucchero in granella q.b.
  • Nocciole o mandorle q.b.
  • Inoltre: pirottini di carta medi
Si montano gli albumi a neve fermissima, poi mescolando molto delicatamente, si aggiungono nell'ordine: zucchero, burro e farina, fino ad avere un composto piuttosto gonfio e spumoso.
Poi si mette un cucchiaio di composto in ogni pirottino e si guarnisce con 1 nocciolina oppure  1 mandorla e lo zucchero in granella e si cucina in forno ventilato a 150°c x ca. 20 min.
Le pastine devono risultare appena dorate all'esterno e rimanere bianche all'interno.

sabato 7 gennaio 2012

Tanto pe' canta'

È 'na canzone senza titolo,
tanto pe' cantà,
pe' fà quarche cosa...
nun è gnente de straordinario
è robba der paese nostro,
che se pò cantà puro senza voce...
basta 'a salute...
quanno c'è 'a salute c'è tutto...
basta 'a salute e 'n par de scarpe nove
pòi girà tutt'er monno...
e m'accompagno da me...

Pe' fa la vita meno amara
me so comprato 'sta chitara,
e quann'er sole scende e more
me sento 'n còre cantatore.
La voce è poca ma 'ntonata,
nun serve a fà la serenata,
ma solamente a fà in magnera
de famme un sogno a prima sera.

Tanto pe' cantà,
perché me sento 'n friccico ner còre,
tanto pe' sognà,
perché ner petto me ce naschi 'n fiore.
fiore de lillà
che m'ariporti verso er primo amore,
che sospirava le canzone mie,
e m'arintontoniva de bugìe.

Canzoni belle e appassionate
che Roma mia m'ha ricordate,
cantate solo pe' dispetto,
ma co 'na smania drent'ar petto;
io nun ve canto a voce piena,
ma tutta l'anima è serena;
e quanno er cèlo se scolora
de me nessuna se 'nnamora.

Tanto pe' cantà,
perché me sento 'n friccico ner còre,
tanto pe' sognà,
perché ner petto me ce naschi 'n fiore.
fiore de lillà
che m'ariporti verso er primo amore,
che sospirava le canzone mie,
e m'arintontoniva de bugìe.

venerdì 6 gennaio 2012

mercoledì 4 gennaio 2012

Winslow Homer



 











Wislow Homer, il più straordinario pittore di paesaggi e figure che l’America possieda tra la fine del secolo e il principio del nuovo. Quando in un anno per lui assai prolifico dipinge tre capolavori come Rete con le aringhe ma soprattutto Insidie nella nebbia e Perduti su una barca, è a un passo dai suoi cinquant’anni. In quel 1885 si è già installato già da due anni in quello che diventerà, per il resto della sua vita, il luogo privilegiato del suo essere e del suo creare, il piccolo promontorio di Prout’s Neck, sulla costa del Maine, oceano Atlantico.
Homer rivolge il proprio sguardo, l’intera sua vita all’incontro definitivo con la luce e lo spazio del grande mare. C’è una bellissima fotografia che ritrae Homer in piedi sulla terrazza del suo studio a Prout’s Neck. Attorno solo il cielo, l’oceano, e la brughiera spesso spazzata del vento che ogni cosa della luce scompagina, in continui e incessanti movimenti. Bisogna venirci su questa costa del Maine, come in un pellegrinaggio. Bisogna venirci i guardare per capire. Cosa sia la solitudine davanti all’immenso, cosa sia il fragore del vento che romba in grandi onde d’aria, prima chiara e poi sempre più scura. Onde che si spandono e mettono al cuore paura. Cosa sia il senso, e il sentimento, del grande mare.
Il pittore guarda. Attorno a sé ha l’azzurro e il grigio e il bianco apparentemente senza confini. L’oceano quasi lo circonda, e lui si volge verso più punti per abbracciare il gran teatro del mondo.
Homer guarda il mare come una meraviglia che si rinnova, non ha mai fine. Nei tre quadri celebri del 1885, possiamo affermare che si dica del senso del pericolo davanti all’immenso, della lotta dell’uomo con gli elementi.

Marco Goldin

martedì 3 gennaio 2012

Barca sull'Elba nella nebbia del primo mattino

«Quando una regione è avvolta nella nebbia, sembra più grande e sublime, stimola l'immaginazione e le aspettative come una ragazza nascosta da un velo»
David Friedrich

C'e' una barca che va nel primo mattino sul fiume, sospinta da un vento calndo. O forse solo dondolante sull'acqua placida, perche' le vele non sono state ancora issate. E sopra di essa si spandono i vapori che giungendo alla notte si stringono cosi' morbidamenteìal giorno. Si scorge la riva lontana, mentre quella in primo piano ha la nitidezza di una vegetazione che appare. In quel borotalco dilatato dell'aria, emergono incanti e apparizioni, e tutto e' circoscritto dal tempo lento di un salire alla superficie.

Marco Goldin

Oratorio del Gonfalone