Eppure, dall'alto della mia infima esperienza, penso che si possa arrivare alla meditazione attraverso un sentiero meno impervio, un sentiero banalissimo, accessibile a tutti, e che la tecnica per imboccarlo si impari in cinque minuti. Consiste nel sedersi e nello stare per un certo tempo immobili e in silenzio. Tutto ciò che accade nel lasso di tempo in cui stiamo seduti, immobili e in silenzio, è meditazione. Ho cercato spesso di darne una buona definizione - la più esatta, la più semplice, la più esauriente possibile -, e ne ho trovate parecchie che tirerò fuori nel corso del racconto, ma per cominciare questa mi sembra la migliore, perché è la più concreta, quella che incute meno soggezione. Lo ripeto: la meditazione è tutto ciò che accade dentro di noi nel lasso di tempo in cui stiamo seduti, immobili, in silenzio. La noia è meditazione. Il male alle ginocchia, alla schiena, al collo è meditazione. I pensieri pardisi sono meditazione. I gorgoglii nello stomaco sono meditazione. L'impressione di perdere tempo a tare una boiata pseudo-spirituale è meditazione. La telefonata che prepari mentalmente e anche la voglia di alzarti a farla è meditazione. La resistenza che opponi a quella voglia è meditazione - cedere invece no. Tutto qui. Niente di più.
Qualunque cosa in più è di troppo. Se lo si fa regolarmente, per dieci minuti, venti minuti, mezz'ora al giorno, ciò che accade nel lasso di tempo in cui si sta seduti, immobili e in silenzio, cambia. Cambia la postura. Cambia la respirazione. Cambiano i pensieri. Cambiano perché tutto, in ogni caso, cambia, ma cambiano anche perché li si osserva. Quando si medita, non si fa e soprattutto non si deve fare nient'altro che osservare. Osservare l'affacciarsi alla coscienza dei pensieri, delle emozioni, delle sensazioni.
Qualunque cosa in più è di troppo. Se lo si fa regolarmente, per dieci minuti, venti minuti, mezz'ora al giorno, ciò che accade nel lasso di tempo in cui si sta seduti, immobili e in silenzio, cambia. Cambia la postura. Cambia la respirazione. Cambiano i pensieri. Cambiano perché tutto, in ogni caso, cambia, ma cambiano anche perché li si osserva. Quando si medita, non si fa e soprattutto non si deve fare nient'altro che osservare. Osservare l'affacciarsi alla coscienza dei pensieri, delle emozioni, delle sensazioni.
Osservarne il dissolversi. Osservarne le fondamenta, i punti d'appoggio, le linee di fuga. Osservarne il passaggio. Non fare corpo con loro, non scacciarli. Seguire la corrente senza lasciarsi travolgere. A forza di farlo, è la vita stessa a cambiare. Sulle prime non ce ne rendiamo conto. Abbiamo la vaga impressione di essere sulla soglia di qualcosa. Qualcosa che lentamente prende forma. Ci distacchiamo un poco, soltanto un poco, da ciò che chiamiamo Sé. Ma quel poco è già molto. E già moltissimo. Ne vale la pena. E un viaggio.
Emmanuel Carrére, Yoga