lunedì 20 aprile 2026

Siamo una mano che scrive

Il nostro libro sacro, disse la bruja. Corre fino all'orizzonte, e ancora corre al di là. Mondi fa, i nostri padri hanno imparato a leggerlo, e da allora noi sappiamo cosa dice. Loro lasciarono detto che sarebbe stato un errore prenderlo come una legge, perché non ci sono leggi, o come un verdetto, perché non ci sono verdetti.
Dissero che era piuttosto un canto. Aggiunsero che non aveva scopo se non risuonare, e in alcune memorie più antiche e impenetrabili lasciarono l'insegnamento ulti-mo, secondo il quale il testo non è finito, e a scriverlo, ogni giorno e ogni notte, sono i passi degli uomini. Per questo noi passiamo sulla Terra leggeri, nomadi, quasi invisibili. Siamo una mano che scrive. Segni, sulla Ter-
ra. Di un'unica mano.

Alessandro Baricco, Abel

Un grande respiro

tutto, si incapricciò il giudice Macauley. Non gli andava giù che un villaggio potesse sparire in quel modo.
Lui era famoso per la sua clemenza. Era ormai vecchio, ma non aveva l'aria di essersene accorto.
Mi chiese di accompagnarlo, io lo accompagnai. Voleva andare a parlare con una bruja che avevano visto girare per le colline, quelle a nord del villaggio. Io allora ero vicesceriffo a Sant'Obispo. Era il tempo in cui ancora gli anni passavano lineari, tra un prima e un dopo.
Il Giudice era molto vecchio, la bruja giovane, con una lunga cicatrice tra i seni. I capelli lucidi, raccolti con un nastro di pelle umana.
Il vecchio si sedette davanti a lei e parlarono. Usavano una lingua mista che tutti conoscevamo.
Lui le chiese se un villaggio poteva sparire nel nulla.
Il nulla non esiste, lei rispose.
E cosa esiste allora?
Un grande respiro, questo istante.

Alessandro Baricco, Abel

sabato 18 aprile 2026

«altro è da veder»; «Attendi ad altro»

Un richiamo secco e sintetico, com'è nello stile del Virgilio dantesco; ma contiene una questione importante: il tempo concesso - a Dante per il suo viaggio come alla vita di ciascuno - non è molto, e va usato bene. Non bisogna indugiare sul male, proprio e del mondo, ma rivolgere al più presto lo sguardo altrove:
«altro è da veder»; «Attendi ad altro».
Si tratta di un punto decisivo della concezione cattolica: l'affermazione del bene sopra ogni cosa. Per cui per esempio nelle raffigurazioni del Giudizio universale - come nel battistero fiorentino di San Giovanni - solitamente la parte dedicata ai dannati e all'inferno occupa una porzione minima rispetto alla gloria dei beati. La misericordia prevale, questo è il sentimento del cristiano, come diceva con espressione meravigliosa un sacerdote a me carissimo: "Perché perdere tempo a guardare il proprio male? Esso va preso, come una manciata di sab-bia, e buttato nel mare della misericordia"
Un richiamo prezioso, perché la tentazione di tenere gli occhi fissi sul male è presente nella vita umana in mille forme. Pensiamo - solo per fare qualche accenno - al fascino morboso che tante volte hanno i fatti di cronaca cruenti o i libri e soprattutto i film dell'orrore; oppure alla facilità con cui, nella vita quotidiana, si ritorna di continuo o sui propri errori, affliggendosi inu-tilmente, o sulle colpe degli altri - il marito o la moglie, il capo, i politici...
Pensiamo poi a un certo modo di fare informazione, per cui si sbandiera e si sottolinea tutto quello che va male, quasi compiacendosi di trovare conferma a un pregiudizio pessimista. O ancora pensiamo all'insistenza di un certo modo di educare - anche a volte nella Chiesa, ahimè... - sulle colpe e sulle mancanze, come se dall'accanimento sull'errore potesse venire un cambiamento della persona; il cambiamento invece, la crescita della persona, non viene dall'insistenza sul male, ma solo dallo sguardo su «altro», su una possibilità diversa, sul bene.

Commento Franco Nembrini a Canto XXIX dell’inferno di Dante

Non indugiare sul male

Allor disse 'l maestro: «Non si franga lo tuo pensier da qui innanzi sovr' ello.
Attendi ad altro, ed ei là si rimanga...».

Dante, Inferno, canto XXIX

venerdì 17 aprile 2026

Camminare è guarigione

Quando ti vedo così pallido, penso che ti farebbe molto bene venire con me al Colle della Nasca. So che non ti piace camminare, ma guarda che è solo un pregiudizio. Camminare è una guarigione. Un'esperienza di salvezza. Mi devi credere.

Michele Serra, Gli sdraiati 

Consumista perfetto

Tu sei il consumista perfetto. Il sogno di ogni gerarca o funzionario della presente dittatura, che per tenere in piedi le sue mura deliranti ha bisogno che ognuno bruci più di quanto lo scalda, mangi più di quanto lo nutre, illumini più di quanto può vedere, fumi più di quanto può fumare, compri più di quanto lo soddisfa.

Michele Serra, Gli sdraiati 

martedì 31 marzo 2026

Portare lontano

Li guardavamo. Mi colpiva come nessuno avesse una reale motivazione per aver attraversato l'indicibile - non si capiva come diavolo fossero arrivati fin lì. Non si poteva nemmeno dire che si fossero persi. Erano andati avanti inanellando una serie impressionante di mete parziali, frutto di progetti insignificanti, non di rado codardi.
Ecco tutto. Così imparai che la sovrapposizione nel tempo di trascurabili decisioni venate di viltà può portare lontano, e perfino a una forma di poetico eroismo. L'epopea delle teste di cazzo.

Alessandro Baricco, Abel

lunedì 30 marzo 2026

Leggerezza della lettura

Alla fine le sembrò che avrebbe fatto bene a prendere un libro; in passato, quando si sentiva oppressa, era stata capace, con l'aiuto di un volume ben scelto, di trasferire la sede della sua coscienza all'organo del ragionamento puro.

Henry James, Ritratto di signora

lunedì 16 marzo 2026

Gioie della contemplazione

In quella occasione si era trattenuto più del solito in Inghilterra ed era stato colto dalla cattiva stagione prima di poter giungere ad Algeri. Vi giunse più morto che vivo, e giacque là parecchie settimane tra la vita e la morte. Il suo miglioramento fu un miracolo, ma il primo uso che ne fece fu di convincersi che miracoli simili capitano una volta sola. Disse a se stesso che la sua ora già spuntava e che gli conveniva tenerla d'occhio, ma che tuttavia gli era ancora permesso di occupare l'intervallo tanto piacevolmente quanto poteva concederglielo un così fastidioso pensiero. Con la prospettiva di perderle, il semplice uso delle sue facoltà divenne un piacere squisito: gli parve di non aver mai scandagliato le gioie della contemplazione.

Henry James, Ritratto di signora

lunedì 9 marzo 2026

Tutto questo passerà

Il muratore ha avuto anche delle noie. Parlava con dei contadini, e cercava di spiegare le teorie di Darwin, che l'uomo deriva dalla scimmia. lo già non sono darwinista, - e don Cosimino sorrideva arguto, - ma non ci vedo nulla di male, se qualcuno ci crede. Don Luigi lo è venuto a sapere, naturalmente. E ha fatto una scenata terribile. L'avesse sentito gridare! Ha detto al muratore che le teorie di Darwin sono contro la religione cattolica, che il cattolicismo e il fascismo sono una cosa sola, e che perciò parlare di Darwin è fare dell'antifascismo. E ha scritto anche a Matera, alla questura, che il muratore faceva propaganda sovversiva. Ma i contadini gli vogliono bene. E gentile e sa far di tutto -. Eravamo arrivati a casa sua. - Stia di buon umore, - mi disse. - Lei è appena arrivato, e si deve abituare. Ma tutto questo passerà.

Carlo Levi, Cristo sì è fermato a Eboli

martedì 3 marzo 2026

Pane nero

Era il pane nero di qui, fatto di grano duro, in grandi forme di tre o di cinque chili, che durano una settimana, cibo quasi unico del povero e del ricco; rotonde come un sole, o come una messicana pietra del tempo. Cominciai ad affettarlo, con il gesto che avevo ormai appreso, stringendolo e appoggiandolo al petto, e traendo verso di me, attento a non tagliarmi il mento, il coltello affilato.

Carlo Levi, Cristo sì è fermato a Eboli

lunedì 2 marzo 2026

Odi e guerre in un mondo chiuso

A Gagliano dovrò passare tre anni, un tempo infinito. Il mondo è chiuso: gli odi e le guerre dei signori sono il solo avvenimento quotidiano: e ho già visto sui loro volti come esse siano radicate e violente, miserabili ma intense come quelle di una tragedia greca.

Carlo Levi, Cristo sì è fermato a Eboli 

Lotta continua per affermare

Qui, come a Grassano, come in tutti gli altri paesi della Lucania, dove i galantuomini che non hanno potuto, per incapacità o povertà, o matrimoni precoci, o interessi da tutelare, o per una qualunque necessità del destino, emigrare ai paradisi di Napoli o di Roma, trasformano la propria delusione e la propria noia mortale in un furore generico, in un odio senza soste, in un perenne risorgere di sentimenti antichi, e in una lotta continua per affermare, contro tutti, il loro potere nel piccolo angolo di terra dove sono costretti a vivere.

Carlo Levi, Cristo sì è fermato a Eboli 

giovedì 26 febbraio 2026

Distinguere le cose veramente importanti

"ma adesso che lo zio Owen è riuscito a installare abbastanza vaporatori e che la fattoria comincia finalmente a rendere non può sorvegliare tutta quella terra da solo. Vuole che resti ancora un'altra stagione. Non posso abbandonarlo proprio adesso.» 
Biggs sospirò. «Mi dispiace per te, Luke. Un giorno dovrai imparare a riconoscere le cose che sembrano importanti da quelle che lo sono veramente.» Fece un gesto che abbracciava la terra che li circondava. 
«A che serve tutta la fatica di tuo zio se poi l'Impero si prende tutto? Ho sentito che hanno cominciato a porre sotto l'autorità imperiale il commercio di tutti i sistemi di periferia. Fra poco tuo zio e chiunque altro su Tatooine saranno ridotti a fittavoli che sgobbano per la gloria dell'Impero."

Lucas George, Guerre Stellari La Trilogia Classica

Dalla parte giusta

Contrariamente a quello che dicono gli organi di informazione ufficiali la Ribellione sta dilagando. E io voglio essere dalla parte giusta... dalla parte in cui credo.

George Lucas, Guerre Stellari La Trilogia Classica

domenica 1 febbraio 2026

Metasemantica

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s'archipatta.
È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t'alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.

Fosco Maraini, Il lonfo

Noi pochi

Noi pochi, noi felici pochi, noi manipolo di fratelli

William Shakespeare, Enrico V

mercoledì 21 gennaio 2026

Non attaccamento

Per il Buddha, quindi, essere saggi significa praticare il non-attaccamento. Si tratta di un atteggiamento che viene naturale adottare quando si medita con costanza.
Nel tempo, infatti, la nostra retta concentrazione rimuove strati e strati di illusioni dalla nostra mente, tra cui quello dell'attaccamento. Se tutto cambia, non possiamo attaccarci a niente. Possiamo solo scorrere al ritmo della vita oppure soffrire nel tentativo vano di restare attaccati alle cose, alle persone, alle idee, ai luoghi, alle circostanze e alle esperienze.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

Smetti di desiderare

«Non mi hai spiegato una cosa: come si raggiunge il nirvana?»
Kento rise con uno sbuffo.
«Non cercandolo in nessun modo.»
«Non cercandolo? E come faccio a trovarlo se non lo cerco?»
«Come fai a toccare una farfalla?» mi chiese.
Alzai le spalle.
«Se la insegui, scappa» disse. «Non la prenderai mai. Se ti fermi e sei paziente, prima o poi si poserà su di te. Questo è il nirvana.»
«In pratica non devo desiderare quello che vorrei ottenere?»
«Il nirvana non si raggiunge. È il nirvana a raggiungere te quando smetti di desiderare. Non ti porre questa domanda. Smetti di pensarci e vivi la tua vita. Altrimenti sarai come una freccia che prova a trafiggere se stessa: l'insoddisfazione non se ne andrà mai.»

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

lunedì 19 gennaio 2026

Ciao Enso

…era il simbolo dell'Enso che Kento aveva disegnato davanti a me qualche giorno prima, nella sala di meditazione. È un simbolo giapponese, molto semplice: si tratta di un cerchio incompleto. La linea del pennello è ben marcata all'inizio ma poi sbiadisce verso la fine, senza mai portare a termine il tratto.
Non sapevo come avesse fatto a mettermelo nello zaino, ma tenere quel foglietto tra le mani mi calmò immediata-mente. Guardai fuori dal finestrino e ripensai a quando, dopo aver disegnato il simbolo dell'Enso, Kento mi aveva spiegato ciò che rappresenta: ogni inizio è una fine e ogni fine è un nuovo inizio, perché in realtà non c'è "inizio" e non c'è "fine". Queste sono solo parole, invenzioni, 
della nostra presunzione.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo