La reazione più tipica davanti a un dipinto di Rothko è il pianto, Capita spesso di vedere uno spettatore in lacrime davanti a un dipinto di Rothko e per esperienza posso dire che capita ugualmente a uomini e a donne. Mio padre sapeva bene che la gente spesso piangeva davanti ai suoi quadri e, francamente, ne era orgoglioso; al punto tale da considerarla una prova del fatto che i suoi dipinti traboccavano di contenuti - in particolare contenuti tragici - e che non solo poteva ma anche riusciva a coinvolgere il suo spettatore in modo profondo ed emotivo.
Perché le lacrime? Tradizionalmente si pensa alle lacrime come a una risposta alla tristezza. Ma i dipinti non sono tristi. Avendo così pochi riferimenti al sociale non è chiaro come possano recare messaggi di tri-stezza. Si potrebbe pensare che sia il colore a mandare questo messag-gio; ma è semplicistico, e spesso deviante, equiparare i dipinti con colori brillanti a un sentimento di gioia o quelli con colori scuri a un sentimento di tristezza. Aggiungo che, nella mia pur limitata ricerca a questo proposi-to, ho scoperto che gli spettatori piangono ugualmente di fronte ai dipinti chiari e a quelli scuri.
Ritengo infatti che questa discussione sulla tristezza sia fuori luogo, poiché non è certo che le lacrime versate davanti a un dipinto di Rothko siano lacrime di tristezza. Chi è predisposto al pianto ha questa reazione in stati d'animo molto diversi: gioia e rabbia, sollievo o paura, per aver raggiunto o mancato risultati e, voglio aggiungere, in occasione di matrimoni oppure di funerali. Le lacrime non dipendono dalla tristezza ma da quanto una persona è stata turbata dall'intensità di un'esperienza profondamente significa-tiva. Credo sia questo che gli spettatori spesso provano davanti a un'opera di Rothko. Qualsiasi cosa portino e qualsiasi cosa prendano nell'incontro con un suo dipinto, quello che ne risulta è un intenso scambio emotivo.
Qualcosa del dipinto tocca una corda che risuona nel loro mondo interiore.
È essenzialmente un fatto fisico, come l'aria che attraversa una canna o come la vibrazione di una corda che emette una nota. Qualcosa dentro di noi è colpito o appena toccato, preso o sfiorato, battuto o accarezzato; invo-lontariamente, da un luogo precosciente, giungono le lacrime, non cercate ma spesso bene accolte. Non è tristezza: è senso, acutamente avvertito.
Perché le lacrime? Tradizionalmente si pensa alle lacrime come a una risposta alla tristezza. Ma i dipinti non sono tristi. Avendo così pochi riferimenti al sociale non è chiaro come possano recare messaggi di tri-stezza. Si potrebbe pensare che sia il colore a mandare questo messag-gio; ma è semplicistico, e spesso deviante, equiparare i dipinti con colori brillanti a un sentimento di gioia o quelli con colori scuri a un sentimento di tristezza. Aggiungo che, nella mia pur limitata ricerca a questo proposi-to, ho scoperto che gli spettatori piangono ugualmente di fronte ai dipinti chiari e a quelli scuri.
Ritengo infatti che questa discussione sulla tristezza sia fuori luogo, poiché non è certo che le lacrime versate davanti a un dipinto di Rothko siano lacrime di tristezza. Chi è predisposto al pianto ha questa reazione in stati d'animo molto diversi: gioia e rabbia, sollievo o paura, per aver raggiunto o mancato risultati e, voglio aggiungere, in occasione di matrimoni oppure di funerali. Le lacrime non dipendono dalla tristezza ma da quanto una persona è stata turbata dall'intensità di un'esperienza profondamente significa-tiva. Credo sia questo che gli spettatori spesso provano davanti a un'opera di Rothko. Qualsiasi cosa portino e qualsiasi cosa prendano nell'incontro con un suo dipinto, quello che ne risulta è un intenso scambio emotivo.
Qualcosa del dipinto tocca una corda che risuona nel loro mondo interiore.
È essenzialmente un fatto fisico, come l'aria che attraversa una canna o come la vibrazione di una corda che emette una nota. Qualcosa dentro di noi è colpito o appena toccato, preso o sfiorato, battuto o accarezzato; invo-lontariamente, da un luogo precosciente, giungono le lacrime, non cercate ma spesso bene accolte. Non è tristezza: è senso, acutamente avvertito.
Christopher Rothko, Mark Rothko, dentro l’opera