domenica 1 febbraio 2026

Metasemantica

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s'archipatta.
È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t'alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.

Fosco Maraini, Il lonfo

Noi pochi

Noi pochi, noi felici pochi, noi manipolo di fratelli

William Shakespeare, Enrico V

mercoledì 21 gennaio 2026

Non attaccamento

Per il Buddha, quindi, essere saggi significa praticare il non-attaccamento. Si tratta di un atteggiamento che viene naturale adottare quando si medita con costanza.
Nel tempo, infatti, la nostra retta concentrazione rimuove strati e strati di illusioni dalla nostra mente, tra cui quello dell'attaccamento. Se tutto cambia, non possiamo attaccarci a niente. Possiamo solo scorrere al ritmo della vita oppure soffrire nel tentativo vano di restare attaccati alle cose, alle persone, alle idee, ai luoghi, alle circostanze e alle esperienze.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

Smetti di desiderare

«Non mi hai spiegato una cosa: come si raggiunge il nirvana?»
Kento rise con uno sbuffo.
«Non cercandolo in nessun modo.»
«Non cercandolo? E come faccio a trovarlo se non lo cerco?»
«Come fai a toccare una farfalla?» mi chiese.
Alzai le spalle.
«Se la insegui, scappa» disse. «Non la prenderai mai. Se ti fermi e sei paziente, prima o poi si poserà su di te. Questo è il nirvana.»
«In pratica non devo desiderare quello che vorrei ottenere?»
«Il nirvana non si raggiunge. È il nirvana a raggiungere te quando smetti di desiderare. Non ti porre questa domanda. Smetti di pensarci e vivi la tua vita. Altrimenti sarai come una freccia che prova a trafiggere se stessa: l'insoddisfazione non se ne andrà mai.»

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

lunedì 19 gennaio 2026

Ciao Enso

…era il simbolo dell'Enso che Kento aveva disegnato davanti a me qualche giorno prima, nella sala di meditazione. È un simbolo giapponese, molto semplice: si tratta di un cerchio incompleto. La linea del pennello è ben marcata all'inizio ma poi sbiadisce verso la fine, senza mai portare a termine il tratto.
Non sapevo come avesse fatto a mettermelo nello zaino, ma tenere quel foglietto tra le mani mi calmò immediata-mente. Guardai fuori dal finestrino e ripensai a quando, dopo aver disegnato il simbolo dell'Enso, Kento mi aveva spiegato ciò che rappresenta: ogni inizio è una fine e ogni fine è un nuovo inizio, perché in realtà non c'è "inizio" e non c'è "fine". Queste sono solo parole, invenzioni, 
della nostra presunzione.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

lunedì 12 gennaio 2026

Accettare le cose

Possiamo essere arrabbiati per mille motivi in superficie, ma in profondità il motivo è sempre e solo uno: non siamo in grado di accettare le cose per quello che sono.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo

Dukka e sukka

Non siamo in grado di essere soddisfatti. Di sederci da qualche parte senza fare niente ed essere tranquilli e sereni, privi del desiderio di cambiare le cose.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo

giovedì 1 gennaio 2026

Libero dal pensiero

«Ma allora a cosa serve pensare?»
«L'intelletto è come un coltello. È molto utile, ma non lo useresti per grattarti la testa o per accarezzare un gatto.
Quando serve, serve. Prova a non usarlo quando non serve.
Capirai cosa significa essere libero.»


Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

Buddismo tibetano e zen

«Il buddhismo tibetano è una strada. Lo zen è un lampo in una notte buia. Nel buddhismo tibetano si medita sulle cose e si ripetono dei mantra. Si segue un percorso per raggiungere l'illuminazione. Nello zen non c'è alcun percorso da seguire. C'è questo luogo, questo momento. C'è vita. Ci sono dei rituali da compiere, ma non per ottenere qualcosa. Si fa quello che si deve fare, ogni giorno. Ogni istante. E lo si fa spontaneamente, senza sforzarsi di essere spontanei. Questo è lo zen. E queste sono solo parole: lo zen spiegato non è più zen.»

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

Questo è il buddhismo

«I'1 per cento è teoria, il 99 per cento è pratica» rispose con calma. «Qui ti posso fornire l'1 per cento. II 99 per cento spetta a te. Questo è lo zen.»
teso?»
«Ma così non c'è il rischio che l'insegnamento venga frain-
‹Se vedi una bambina correre verso una strada traffi-catissima, che cosa fai?» chiese.
Versò altro tè nelle due tazze.
«Se vedo una bambina che corre verso una strada traf-ficata? La fermo» risposi.
«Perché?»
«Come perché? Altrimenti la investirebbero.»
«E cosa succederebbe?»
«Si farebbe del male! Potrebbe persino morire.»
«Quindi tu vuoi evitare la sua sofferenza.»
«Certo.»
«E questo chi te lo ha spiegato?»
Mi guardava dritto negli occhi. I suoi erano fissi, immobili, privi di incertezza e dubbio.
«In che senso?»
«Chi ti ha insegnato a comportarti in questo modo? » chiese.
Alzai le spalle. Ora il cuore mi martellava nel petto. Pensai a una serie di risposte: i miei genitori? La scuola? La società nel suo insieme? Mi sembravano risposte solo parzialmente vere.
«Non saprei dire chi nello specifico...».
«Lo hai imparato vivendo» sentenziò. «Quando soffri, fai esperienza diretta della vita. E solo soffrendo comprendi che la sofferenza non è buona. Ecco perché agisci per evitarla.
Per te e per gli altri. Questo è il buddhismo.»

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

Sofferenza e desiderio

Per tutta la vita avevo studiato, non tanto a scuola, ma nel tempo libero. Avevo letto centinaia di libri, ed era qualcosa di cui andavo fiero. E poi mi tenevo informato su quello che accadeva nel mondo: guardavo video, prendevo appunti su tutto, sia in formato digitale sia scrivendo a mano.
Seguivo i siti di informazione online. Mi occupavo della mia crescita personale. Pensavo che questo definisse il valore della mia persona. Non è così che si diventa più saggi?
Kento mi stava dicendo che, dalla prospettiva zen, questo significa diventare più confusi, e quindi più ignoranti perché sempre più lontani dalla verità.
«Non pensi che molti dei problemi dei nostri tempi siano dovuti proprio al fatto che le persone non si informano, non studiano, non pensano a sufficienza?»
Kento rispose così: «Esiste un solo problema: la sofferenza.
Ed esiste una sola causa: il desiderio».

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

Destino e azione

Ognuno può diventare un buddha, perché il nostro destino è determinato dalla nostra azione, che in sanscrito si traduce con la parola karma.
La nascita non rende un uomo un emarginato.
La nascita non rende un uomo un saggio.
L'azione rende un uomo un emarginato.
L'azione rende un uomo un saggio.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

Scegliere

Eppure, osservando quei lavoratori sulle barchette in mezzo alle acque turbolente e minacciose del fiume, mi sentii un ingrato anche solo a pensarci. Nessuna di quelle persone avrebbe mai voluto una vita così difficile, ma non aveva la possibilità di scegliere. Tuttavia potevano scegliere se essere gentili e propositivi: questo sì che era sotto al loro controllo.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

lunedì 29 dicembre 2025

Rimozione

Il buddhismo mi ha mostrato che la felicità è innanzitutto dentro di noi. Dipende da noi. È una scelta, prima di essere una conseguenza di qualcosa che succede. Me lo ha insegnato attraverso un processo di rimozione: non mi ha imposto una saggezza esterna, ma ha fatto emergere quella che già possedevo rimuovendo strati di stress, ansia, tristezza, pensieri distruttivi, abitudini malsane e desideri tossici.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

martedì 16 dicembre 2025

Senza farne il proposito

… mi spiegò che la mia vera malattia era il proposito e non la sigaretta. Dovevo tentar di lasciare quel vizio senza farne il proposito. In me - secondo lui - nel corso degli anni erano andate a formarsi due persone di cui una comandava e l'altra non era altro che uno schiavo il quale, non appena la sorveglianza diminuiva, contravveniva alla volontà del padrone per amore alla libertà. Bisognava perciò dargli la libertà assoluta e nello stesso tempo dovevo guardare il mio vizio in faccia come se fosse nuovo e non l'avessi mai visto. Bisognava non com-batterlo, ma trascurarlo e dimenticare in certo modo di abbandonarvisi volgendogli le spalle con noncuranza come a compagnia che si riconosce indegna di sé. Semplice, nevvero?

Italo Svevo, La coscienza di Zeno

lunedì 15 dicembre 2025

Grandezza latente

Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l'uomo ideale e forte che m'aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente. Io avanzo tale ipotesi per spiegare la mia debolezza giovanile, ma senza una decisa convinzione.

Italo Svevo, La coscienza di Zeno

sabato 13 dicembre 2025

Educazione per gli umanisti

ruolo decisivo che il momento dell'educazione aveva svolto nel progetto politico degli umanisti. E qui che si erano concentrati tutti gli sforzi dei letterati del Quattrocento, nella convinzione che se le élites destinate ad amministrare la cosa pubblica fossero state indirizzate al culto della virtù, all'amore per le lettere e al rispetto della giustizia, il problema del retto governo avrebbe potuto dirsi almeno in parte risolto. Gli stessi umanisti che tanto insistono sulla centralità della paideia e della institutio, be-ninteso, non ignoravano a quale punto la dimensione della vita activa sia segnata dalla violenza e dall'ingiustizia, né si facevano troppe illusioni sulla possibilità di addomesticare del tutto lo spazio pubblico, liberandolo dalle pulsioni distruttive ed egoistiche - nessuna ingenuità in proposito, nessuna speranza di correggere una volta per sempre l'irrazionalità del mondo sublunare. Gli uomini possono essere resi migliori, e spesso in effetti lo sono, ma unicamente attraverso un lungo e difficile percorso di elevazione al quale soltanto una sparuta minoranza di individui può avere accesso. Il realismo degli umanisti dipende anzi proprio dalla loro decisione di porsi degli obiettivi tutto sommato limitati. Per ottenere dei concreti risultati politici, d'altra parte, non è in alcun modo necessario raggiungere l'intera comunità: sarà sufficiente infatti che la terapia filosofica agisca sui principı e sulle aristocrazie cittadine perché l'intera popolazione ne avverta immediatamen-te, seppure indirettamente, i benefici. Ed è sui pochi individui destinati per censo e natali ad accollarsi l'onore e l'onere di amministrare la cosa pubblica che tutte le energie e tutti gli sforzi andranno appunto indirizzati.

Introduzione di Gabriele Pedullà al Principe di Niccolò Machiavelli 

domenica 30 novembre 2025

Dignità

Permettetemi di formulare la cosa in questo modo: la "dignità" in un maggiordomo, ha a che fare, fondamen-talmente, con la capacità di non abbandonare il professionista nel quale si incarna.
Maggiordomi di minor levatura sono pronti, alla minima provocazione, a metter da parte la loro figura professionale per lasciare emergere la dimensione privata. Per simili personaggi, fare il maggiordomo è come recitare in una pantomima; basta una piccola spinta, un lieve inciampo, ed ecco che la facciata cade scoprendo l'attore che c'è sotto. I grandi maggiordomi sono grandi proprio per la capacità che hanno di vivere all'interno del loro ruolo professionale e di viverci fino in fondo; sono individui che non si fanno sconvolgere da eventi esterni, per quanto sorprendenti, allarmanti o irritanti questi possano essere. Essi portano su di sé la loro professionalità allo stesso modo in cui un vero gentiluomo porta l'abito che indossa: e cioè senza consentire a dei mascalzoni o alle circostanze di strapparglielo di dosso davanti agli occhi di tutti; sarà egli stesso ad abbandonarlo quando stabilirà di farlo e soltanto allora, cosa che invariabilmente accadrà quando egli sarà rigorosamente solo. Si tratta, come dicevo, di una questione di "dignità".

Kazuo Ishiguro, Quel che resta del giorno 

Apprensione dell’ignoto

Mentre guidavo in pieno sole in direzione del Berkshire, continuavo a sorprendermi di quanto la campagna circostante mi fosse familiare. Ma ecco che alla fine anche i dintorni si fecero irriconoscibili, cosicché mi resi conto di essere andato al di là di ogni confine precedentemente raggiunto. Ho sentito alcuni descrivere il momento in cui, dopo aver spiegato le vele su una barca alla fine si perde di vista la terraferma, e immagino che la sensazione di disagio mista ad eccitazione che talvolta viene descritta in rapporto a quel momento debba essere qualcosa di molto simile a ciò che provavo in quella Ford man mano che il paesaggio intorno a me si faceva più estraneo.

Kazuo Ishiguro, Quel che resta del giorno 

La rabbia cresce lenta

Mentre iniziava a fare il giro della piazza, con l'idea di pranzare da qualche parte ma senza aver ancora deciso dove, Isabel si sentì montare dentro la rabbia. Era così, la rabbia, lo sapeva bene: dopo essere stati provocati, non ci si sentiva per forza furiosi fin da subito. La rabbia cresceva lenta, man mano che le implicazioni di quanto era successo venivano digerite. C'era anche una base fisiologica: i livelli di noradrenalina nell'organismo raggiungevano il picco un po' di tempo dopo l'evento. La rabbia immediata era spesso meno intensa di quella successiva, che si provava una volta tornati a casa, quanto si rifletteva sull'accaduto.

Alexander McCall Smith, L'arte perduta della gratitudine