domenica 2 agosto 2026

Perché l’uomo è al mondo?

… una citazione di Pitagora, che alla domanda: «Perché l'uomo è al mondo? » rispondeva: «Per osservare il cielo». Per osservare il cielo? Se è vero, la maggior parte degli uomini non lo sa. La maggior parte degli uomini pensa di essere al mondo per trovare l'amore, per arricchirsi, per esercitare un potere, per fare crescere il PIL o per lasciare la propria impronta sulla sabbia del tempo. Sono pochi quelli che sanno di essere al mondo per osservare il cielo. E se non siamo tra questi, è una fortuna conoscere qualcuno che lo sia.
Allarga l'orizzonte. lo ho questa fortuna: conosco Hervé, un uomo pacato, laconico, riflessivo, che vive come se dovesse morire da un momento all'altro e rifugge da ogni zavorra. Come Diogene, pensa che sia meglio bere nel cavo della mano che in una tazza. Per alleggerirsi, quando viaggia strappa e butta via le pagine dei libri a mano a mano che le legge. Come giornalista dell'agenzia France-Presse, ha vissuto in Spagna, nei Paesi Bassi, in Pakistan, guardandosi bene dal fare carriera per restare, come dice lui, fuori della portata dei radar. Oggi si divide tra Nizza e Le Levron, un paesino del Valais dove ha un appartamento in uno chalet da cui si gode la vista di due valli. È un panorama di rara bellezza, davanti al quale ha meditato molto, e scritto tre libri in cui passa in rassegna tutto quello che i mistici hanno detto sulla Realtà ultima, a lungo designata con un nome in codice che non fa più per noi: Dio. Da ormai trent'anni io e Hervé ci ritroviamo a Le Levron per fare lunghe camminate in montagna, parlare un po', stare molto in silenzio. Una barzelletta locale che mi piace un sacco parla di tre contadini seduti su una panca che vedono passare una mucca. « È la mucca di Pierrot» dice il primo. Dopo un quarto d'ora il secondo fa: « No, è la mucca di Fernand». Dopo un altro quarto d'ora il terzo si alza e se ne va via dicendo: « Ne ho abbastanza dei vostri litigi». Le nostre conversazioni sono così, tranne che noi non litighiamo.

Emmanuel Carrére, Yoga 

Rivoluzione della meditazione

Sì, perché è questa la rivoluzione, una delle rivoluzioni innescate dalla meditazione. Anziché considerare con astio pensieri di cui un po' ci si vergogna, anziché cercare di sradicarli, ci si limita a osservarli senza farne un dramma. Perché esistono, perché ci sono.
Né veri né falsi, né buoni né cattivi: microeventi psichici, bolle che risalgono alla superficie della coscienza. Se li consideriamo così, il loro potere e la loro capacità di nuocere calano senza che neppure ce ne rendiamo conto. Non si giudicano i propri pensieri, come non si giudica il prossimo. Bisogna prenderli per quello che sono, vederli come sono. Si, questa è la terza, e forse la più esatta, definizione della meditazione: vedere i propri pensieri come sono. Vedere le cose come sono.

Emmanuel Carrére, Yoga 

Scopo dell’arte

… frase di Glenn Gould, che nel corso del tempo ho ricopiato tante volte in diversi taccuini: «Lo scopo dell'arte non è procurare una momentanea scarica di adrenalina ma la costruzione paziente, che dura tutta la vita, di uno stato di meraviglia e serenità».

Emmanuel Carrére, Yoga 

Spia dei nostri pensieri

La cosa interessante della meditazione - e questa potrebbe essere la seconda definizione - è che fa nascere in noi una sorta di testimone che spia il turbine dei nostri pensieri senza lasciarsene travolgere. Noi siamo puro caos, confusione, siamo una poltiglia di ricordi e paure e fantasie e vane aspettative, ma dentro di noi c'è qualcuno di più tranquillo, che vigila e riferisce.

Emmanuel Carrére, Yoga

venerdì 31 luglio 2026

Meditazione

Eppure, dall'alto della mia infima esperienza, penso che si possa arrivare alla meditazione attraverso un sentiero meno impervio, un sentiero banalissimo, accessibile a tutti, e che la tecnica per imboccarlo si impari in cinque minuti. Consiste nel sedersi e nello stare per un certo tempo immobili e in silenzio. Tutto ciò che accade nel lasso di tempo in cui stiamo seduti, immobili e in silenzio, è meditazione. Ho cercato spesso di darne una buona definizione - la più esatta, la più semplice, la più esauriente possibile -, e ne ho trovate parecchie che tirerò fuori nel corso del racconto, ma per cominciare questa mi sembra la migliore, perché è la più concreta, quella che incute meno soggezione. Lo ripeto: la meditazione è tutto ciò che accade dentro di noi nel lasso di tempo in cui stiamo seduti, immobili, in silenzio. La noia è meditazione. Il male alle ginocchia, alla schiena, al collo è meditazione. I pensieri pardisi sono meditazione. I gorgoglii nello stomaco sono meditazione. L'impressione di perdere tempo a tare una boiata pseudo-spirituale è meditazione. La telefonata che prepari mentalmente e anche la voglia di alzarti a farla è meditazione. La resistenza che opponi a quella voglia è meditazione - cedere invece no. Tutto qui. Niente di più.
Qualunque cosa in più è di troppo. Se lo si fa regolarmente, per dieci minuti, venti minuti, mezz'ora al giorno, ciò che accade nel lasso di tempo in cui si sta seduti, immobili e in silenzio, cambia. Cambia la postura. Cambia la respirazione. Cambiano i pensieri. Cambiano perché tutto, in ogni caso, cambia, ma cambiano anche perché li si osserva. Quando si medita, non si fa e soprattutto non si deve fare nient'altro che osservare. Osservare l'affacciarsi alla coscienza dei pensieri, delle emozioni, delle sensazioni.
Osservarne il dissolversi. Osservarne le fondamenta, i punti d'appoggio, le linee di fuga. Osservarne il passaggio. Non fare corpo con loro, non scacciarli. Seguire la corrente senza lasciarsi travolgere. A forza di farlo, è la vita stessa a cambiare. Sulle prime non ce ne rendiamo conto. Abbiamo la vaga impressione di essere sulla soglia di qualcosa. Qualcosa che lentamente prende forma. Ci distacchiamo un poco, soltanto un poco, da ciò che chiamiamo Sé. Ma quel poco è già molto. E già moltissimo. Ne vale la pena. E un viaggio.

Emmanuel Carrére, Yoga

Ego ingombrante

Il mio unico, vero problema (certamente innegabile, ma comunque un problema da ricchi) era un ego ingombrante, dispotico, di cui aspiravo a ridurre il potere, e la meditazione è fatta appunto per questo.

Emmanuel Carrére, Yoga

domenica 12 luglio 2026

Gloria come immortalità

Nei poemi omerici, l'idea dominante è che non c'è vita dopo la morte. Nel mondo al di là, gli eroi vivono una vita nell'ombra, svolazzando come pipistrelli, senza aver piu realmente la capacità di intluenzare gli eventi sulla terra. E nessuno, questo è sicuro, può risorgere dalla morte. Questa altera visione della condizione umana non fa che aumentare l'intensità della vita dell'eroe. Noi siamo ciò che facciamo; la gloria, conquistata in vita, è la nostra unica immortalità.

Robin Lane Fox, Il mondo classico 

sabato 4 luglio 2026

Tempo e pazienza

Mi mostrò cosa aveva comprato quel giorno, una copia originale di Guerra e pace di Tolstoj, in russo, e andò subito a uno dei suoi passaggi preferiti: I più forti tra tutti i guerrieri sono il tempo e la pazienza; saranno capaci di qualunque cosa...

Kristen Loesch, La bambola di porcellana 

giovedì 2 luglio 2026

Strada come una ferita

La strada attraversa come una ferita il cuore di una foresta di betulle.

Kristen Loesch, La bambola di porcellana

domenica 21 giugno 2026

Desiderio di pianto

Così disse [Priamo], e suscitò nell'altro [Achille] il desiderio di pianto
per suo padre. Prese la mano del vecchio e la scostò dolcemente:
entrambi ricordavano, l'uno Ettore sterminatore, e piangeva fitto, rannicchiato ai piedi di Achille;
Achille piangeva quando suo padre e quando Patroclo...

OMERO, Iliade, 24.507-II.

Libertà

Anche la libertà era un valore politico, ma che
assumeva significato solo in contrapposizione al suo contrario, la schiavitú. Da Omero in poi, le comunità soppesavano la loro libertà rispetto a nemici che potevano sempre ridurle in schiavitú.
Entro una comunità, poi, la libertà divenne un valore delle costituzioni politiche: le alternative erano denunciate come forme di «schiavitú». Soprattutto, la libertà era lo status privilegiato di taluni individui, diversi in questo dagli schiavi, che potevano essere venduti o comprati. Ma, a prescindere dalla schiavitú, in che cosa consisteva la libertà di un individuo? Era forse una libertà di parola o di religione, la libertà di poter adorare ciascuno il dio che si preferiva? O era magari la libertà di vivere come si voleva, oppure la semplice libertà da interferenze esterne? E quando questa «libertà» diventava semplice e spregevole «scostumatezza»? Di tutto questo si parlava al tempo di Adriano, che fu salutato dai Greci come un liberatore e come un dio.

Robin Lane Fox, Il mondo classico

Autonomia

«Autonomia» è una parola inventata dagli antichi Greci, ma per loro andava inserita in un preciso contesto politico: indicava l'autogoverno di una comunità e un certo grado di libertà dinanzi a un potere esterno che era abbastanza forte da metterla in pericolo.

Robin Lane Fox, Il mondo classico

mercoledì 17 giugno 2026

Esprimere sentimenti

Esprimere i propri sentimenti è facile e al tempo stesso sorprendentemente difficile. E lo è soprattutto quando abbiamo di fronte le persone a cui più teniamo. Gli camminavo accanto e riflettevo su queste cose. Ma una volta che si è trovato il coraggio, ci si avvicina ancora di più.

Satoshi Yagisawa, Una serata tra amici a Jinbocho 

Insieme a leggere in silenzio

"Ehm, Tomo-chan...?" chiamai.
"Sì?"
"Che fai?"
"Come che faccio? Leggo, no?" rispose come se niente fosse.
"Sì, appunto, perché ti sei messa a farlo proprio adesso?"
"Mi è venuta una voglia improvvisa di leggere."
Teneva gli occhi fissi sul libro. Era forse il suo modo di sottrarsi alla realtà? Magari in risposta alla confessione di Ta-kano?
Quando lui mi si accostò alle spalle, Tomo-chan si avvicinò ancora di più il libro al volto. Io e lui ci guardammo, indecisi sul da farsi.
Poi Takano andò a sedersi accanto a lei - non so che cosa gli fosse venuto in mente, non me lo disse -, in silenzio prese un tascabile e cominciò a leggere anche lui.
Per un attimo Tomo-chan alzò gli occhi e lo fissò, poi tornò al suo libro.
"Ma... che... mi fate un po' paura," mormorai alle loro spalle.
Nessuno dei due mi rispose. Quando già cominciavo a chiedermi cos' avrei fatto se fossero andati avanti per tutta la notte, Takano disse: "Sai, Aihara. Lo non sono granché bravo con le parole, ma se volessimo passare del tempo insieme così, a leggere in silenzio, credo che me la caverei. In caso di necessità puoi sempre chiamarmi. E io correrò da te"

Satoshi Yagisawa, Una serata tra amici a Jinbocho

lunedì 15 giugno 2026

Persona che cerca la solitudine

“Mi è sembrata una persona abituata alla solitudine. Anzi, per essere più precisi, una persona che cerca la solitudine, che sta più volentieri per conto suo.
"Dici? È un'impressione che non mi ha mai dato."
L'affermazione di Wada fu una tale sorpresa che non riuscii a comprenderla fino in fondo. Avevo sempre pensato a Tomo-chan come a una ragazza solare e benvoluta da tutti.
"È come se fosse consapevole di ciò che le occorre per difendersi. Non so spiegarlo, ma è un tratto caratteriale che ho anch'io, quindi riesco a percepirlo.”

Satoshi Yagisawa, Una sera tra amici a Jinbocho 

martedì 9 giugno 2026

Tempo che scorre

In passato avevo trascorso lunghe serate così. Senza immaginare che il tempo potesse trascorrere tanto velocemente. Non ero più la stessa di allora. Quella Takako non c'era più, era altrove. Non sarei tornata indietro. E il pensiero suscitò in me una profonda malinconia.

Satoshi Yagisawa, Una sera tra amici a Jinbocho

lunedì 8 giugno 2026

Ci ho certo veduta

- Io vi ho certo veduta, un'altra volta; non so più dove, non so più quando, ma vi ho certo veduta — diceva Andrea Sperelli alla duchessa, ritto in piedi 
d'innanzi a lei. — Su per le scale, mentre vi guardavo salire, nel fondo della mia memoria si risvegliava un ricordo indistinto, qualche cosa che prendeva forma seguendo il ritmo di quel vostro salire, come un'imagine nascente da un'aria di musica... Non son giunto ad aver limpido il ricordo; ma, quando vi siete voltata, ho sentito che il vostro profilo aveva una non dubbia rispondenza con quella imagine. Non poteva essere una divinazione; era dunque un oscuro fenomeno della memoria. Io vi ho certo veduta, un'altra volta. Chi sa!

Gabriele D’Annunzio, Il Piacere

domenica 7 giugno 2026

Habere, non haberi

Il padre gli aveva dato, tra le altre, questa massima fondamentale: « Bisogna fare la propria vita, come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui.»
Anche, il padre ammoniva: «Bisogna conservare ad ogni costo intiera la libertà, fin nell'ebrezza. La regola dell'uomo d'intelletto, eccola: - Habere, non haberi».

Gabriele D’Annunzio, Il piacere 


Luce della democrazia

Era la vecchia Repubblica in azione: ognuno votava nella centuria che gli era stata assegnata come nei tempi antichi i soldati eleggevano il loro comandante. E ora che quel rituale non ha più alcun significato, mi è difficile spiegare quanto quello spettacolo fosse emozionante anche per me, uno schiavo che in quanto tale non godeva di privilegi. In esso si racchiudeva qualcosa di meraviglioso, l'impulso dello spirito umano, la scintilla che aveva preso vita mezzo millennio prima in quella razza indomabile che viveva tra le dure pietre e le molli paludi dei Sette Colli, l'impulso verso la luce della dignità e della democrazia, lontano dalle tenebre dell'animalesca sottomissione. È questo ciò che abbiamo perduto. Non che quella fosse, intendiamoci, una democrazia pura, aristotelica.

Robert Harris, Imperium

Si muovono in gregge

In politica poche sensazioni sono così persistenti come l'idea che qualcosa sia inevitabile, perché gli esseri umani si muovono in gregge e correranno sempre come pecore a sostegno del vincitore.

Robert Harris, Imperium