lunedì 2 marzo 2026

Odi e guerre in un mondo chiuso

A Gagliano dovrò passare tre anni, un tempo infinito. Il mondo è chiuso: gli odi e le guerre dei signori sono il solo avvenimento quotidiano: e ho già visto sui loro volti come esse siano radicate e violente, miserabili ma intense come quelle di una tragedia greca.

Carlo Levi, Cristo sì è fermato a Eboli 

Lotta continua per affermare

Qui, come a Grassano, come in tutti gli altri paesi della Lucania, dove i galantuomini che non hanno potuto, per incapacità o povertà, o matrimoni precoci, o interessi da tutelare, o per una qualunque necessità del destino, emigrare ai paradisi di Napoli o di Roma, trasformano la propria delusione e la propria noia mortale in un furore generico, in un odio senza soste, in un perenne risorgere di sentimenti antichi, e in una lotta continua per affermare, contro tutti, il loro potere nel piccolo angolo di terra dove sono costretti a vivere.

Carlo Levi, Cristo sì è fermato a Eboli 

giovedì 26 febbraio 2026

Distinguere le cose veramente importanti

"ma adesso che lo zio Owen è riuscito a installare abbastanza vaporatori e che la fattoria comincia finalmente a rendere non può sorvegliare tutta quella terra da solo. Vuole che resti ancora un'altra stagione. Non posso abbandonarlo proprio adesso.» 
Biggs sospirò. «Mi dispiace per te, Luke. Un giorno dovrai imparare a riconoscere le cose che sembrano importanti da quelle che lo sono veramente.» Fece un gesto che abbracciava la terra che li circondava. 
«A che serve tutta la fatica di tuo zio se poi l'Impero si prende tutto? Ho sentito che hanno cominciato a porre sotto l'autorità imperiale il commercio di tutti i sistemi di periferia. Fra poco tuo zio e chiunque altro su Tatooine saranno ridotti a fittavoli che sgobbano per la gloria dell'Impero."

Lucas George, Guerre Stellari La Trilogia Classica

Dalla parte giusta

Contrariamente a quello che dicono gli organi di informazione ufficiali la Ribellione sta dilagando. E io voglio essere dalla parte giusta... dalla parte in cui credo.

George Lucas, Guerre Stellari La Trilogia Classica

domenica 1 febbraio 2026

Metasemantica

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s'archipatta.
È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t'alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.

Fosco Maraini, Il lonfo

Noi pochi

Noi pochi, noi felici pochi, noi manipolo di fratelli

William Shakespeare, Enrico V

mercoledì 21 gennaio 2026

Non attaccamento

Per il Buddha, quindi, essere saggi significa praticare il non-attaccamento. Si tratta di un atteggiamento che viene naturale adottare quando si medita con costanza.
Nel tempo, infatti, la nostra retta concentrazione rimuove strati e strati di illusioni dalla nostra mente, tra cui quello dell'attaccamento. Se tutto cambia, non possiamo attaccarci a niente. Possiamo solo scorrere al ritmo della vita oppure soffrire nel tentativo vano di restare attaccati alle cose, alle persone, alle idee, ai luoghi, alle circostanze e alle esperienze.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

Smetti di desiderare

«Non mi hai spiegato una cosa: come si raggiunge il nirvana?»
Kento rise con uno sbuffo.
«Non cercandolo in nessun modo.»
«Non cercandolo? E come faccio a trovarlo se non lo cerco?»
«Come fai a toccare una farfalla?» mi chiese.
Alzai le spalle.
«Se la insegui, scappa» disse. «Non la prenderai mai. Se ti fermi e sei paziente, prima o poi si poserà su di te. Questo è il nirvana.»
«In pratica non devo desiderare quello che vorrei ottenere?»
«Il nirvana non si raggiunge. È il nirvana a raggiungere te quando smetti di desiderare. Non ti porre questa domanda. Smetti di pensarci e vivi la tua vita. Altrimenti sarai come una freccia che prova a trafiggere se stessa: l'insoddisfazione non se ne andrà mai.»

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

lunedì 19 gennaio 2026

Ciao Enso

…era il simbolo dell'Enso che Kento aveva disegnato davanti a me qualche giorno prima, nella sala di meditazione. È un simbolo giapponese, molto semplice: si tratta di un cerchio incompleto. La linea del pennello è ben marcata all'inizio ma poi sbiadisce verso la fine, senza mai portare a termine il tratto.
Non sapevo come avesse fatto a mettermelo nello zaino, ma tenere quel foglietto tra le mani mi calmò immediata-mente. Guardai fuori dal finestrino e ripensai a quando, dopo aver disegnato il simbolo dell'Enso, Kento mi aveva spiegato ciò che rappresenta: ogni inizio è una fine e ogni fine è un nuovo inizio, perché in realtà non c'è "inizio" e non c'è "fine". Queste sono solo parole, invenzioni, 
della nostra presunzione.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

lunedì 12 gennaio 2026

Accettare le cose

Possiamo essere arrabbiati per mille motivi in superficie, ma in profondità il motivo è sempre e solo uno: non siamo in grado di accettare le cose per quello che sono.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo

Dukka e sukka

Non siamo in grado di essere soddisfatti. Di sederci da qualche parte senza fare niente ed essere tranquilli e sereni, privi del desiderio di cambiare le cose.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo

giovedì 1 gennaio 2026

Libero dal pensiero

«Ma allora a cosa serve pensare?»
«L'intelletto è come un coltello. È molto utile, ma non lo useresti per grattarti la testa o per accarezzare un gatto.
Quando serve, serve. Prova a non usarlo quando non serve.
Capirai cosa significa essere libero.»


Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

Buddismo tibetano e zen

«Il buddhismo tibetano è una strada. Lo zen è un lampo in una notte buia. Nel buddhismo tibetano si medita sulle cose e si ripetono dei mantra. Si segue un percorso per raggiungere l'illuminazione. Nello zen non c'è alcun percorso da seguire. C'è questo luogo, questo momento. C'è vita. Ci sono dei rituali da compiere, ma non per ottenere qualcosa. Si fa quello che si deve fare, ogni giorno. Ogni istante. E lo si fa spontaneamente, senza sforzarsi di essere spontanei. Questo è lo zen. E queste sono solo parole: lo zen spiegato non è più zen.»

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

Questo è il buddhismo

«I'1 per cento è teoria, il 99 per cento è pratica» rispose con calma. «Qui ti posso fornire l'1 per cento. II 99 per cento spetta a te. Questo è lo zen.»
teso?»
«Ma così non c'è il rischio che l'insegnamento venga frain-
‹Se vedi una bambina correre verso una strada traffi-catissima, che cosa fai?» chiese.
Versò altro tè nelle due tazze.
«Se vedo una bambina che corre verso una strada traf-ficata? La fermo» risposi.
«Perché?»
«Come perché? Altrimenti la investirebbero.»
«E cosa succederebbe?»
«Si farebbe del male! Potrebbe persino morire.»
«Quindi tu vuoi evitare la sua sofferenza.»
«Certo.»
«E questo chi te lo ha spiegato?»
Mi guardava dritto negli occhi. I suoi erano fissi, immobili, privi di incertezza e dubbio.
«In che senso?»
«Chi ti ha insegnato a comportarti in questo modo? » chiese.
Alzai le spalle. Ora il cuore mi martellava nel petto. Pensai a una serie di risposte: i miei genitori? La scuola? La società nel suo insieme? Mi sembravano risposte solo parzialmente vere.
«Non saprei dire chi nello specifico...».
«Lo hai imparato vivendo» sentenziò. «Quando soffri, fai esperienza diretta della vita. E solo soffrendo comprendi che la sofferenza non è buona. Ecco perché agisci per evitarla.
Per te e per gli altri. Questo è il buddhismo.»

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

Sofferenza e desiderio

Per tutta la vita avevo studiato, non tanto a scuola, ma nel tempo libero. Avevo letto centinaia di libri, ed era qualcosa di cui andavo fiero. E poi mi tenevo informato su quello che accadeva nel mondo: guardavo video, prendevo appunti su tutto, sia in formato digitale sia scrivendo a mano.
Seguivo i siti di informazione online. Mi occupavo della mia crescita personale. Pensavo che questo definisse il valore della mia persona. Non è così che si diventa più saggi?
Kento mi stava dicendo che, dalla prospettiva zen, questo significa diventare più confusi, e quindi più ignoranti perché sempre più lontani dalla verità.
«Non pensi che molti dei problemi dei nostri tempi siano dovuti proprio al fatto che le persone non si informano, non studiano, non pensano a sufficienza?»
Kento rispose così: «Esiste un solo problema: la sofferenza.
Ed esiste una sola causa: il desiderio».

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

Destino e azione

Ognuno può diventare un buddha, perché il nostro destino è determinato dalla nostra azione, che in sanscrito si traduce con la parola karma.
La nascita non rende un uomo un emarginato.
La nascita non rende un uomo un saggio.
L'azione rende un uomo un emarginato.
L'azione rende un uomo un saggio.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

Scegliere

Eppure, osservando quei lavoratori sulle barchette in mezzo alle acque turbolente e minacciose del fiume, mi sentii un ingrato anche solo a pensarci. Nessuna di quelle persone avrebbe mai voluto una vita così difficile, ma non aveva la possibilità di scegliere. Tuttavia potevano scegliere se essere gentili e propositivi: questo sì che era sotto al loro controllo.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

lunedì 29 dicembre 2025

Rimozione

Il buddhismo mi ha mostrato che la felicità è innanzitutto dentro di noi. Dipende da noi. È una scelta, prima di essere una conseguenza di qualcosa che succede. Me lo ha insegnato attraverso un processo di rimozione: non mi ha imposto una saggezza esterna, ma ha fatto emergere quella che già possedevo rimuovendo strati di stress, ansia, tristezza, pensieri distruttivi, abitudini malsane e desideri tossici.

Gianluca Gotto, Profondo come il mare, leggero come il cielo 

martedì 16 dicembre 2025

Senza farne il proposito

… mi spiegò che la mia vera malattia era il proposito e non la sigaretta. Dovevo tentar di lasciare quel vizio senza farne il proposito. In me - secondo lui - nel corso degli anni erano andate a formarsi due persone di cui una comandava e l'altra non era altro che uno schiavo il quale, non appena la sorveglianza diminuiva, contravveniva alla volontà del padrone per amore alla libertà. Bisognava perciò dargli la libertà assoluta e nello stesso tempo dovevo guardare il mio vizio in faccia come se fosse nuovo e non l'avessi mai visto. Bisognava non com-batterlo, ma trascurarlo e dimenticare in certo modo di abbandonarvisi volgendogli le spalle con noncuranza come a compagnia che si riconosce indegna di sé. Semplice, nevvero?

Italo Svevo, La coscienza di Zeno

lunedì 15 dicembre 2025

Grandezza latente

Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l'uomo ideale e forte che m'aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente. Io avanzo tale ipotesi per spiegare la mia debolezza giovanile, ma senza una decisa convinzione.

Italo Svevo, La coscienza di Zeno