Jeanette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale
domenica 2 aprile 2023
Sradicamento
Io avevo perso il porto sicuro e caldo, per quanto caotico, della prima persona che avevo amato. Avevo perso il mio nome e la mia identità. I bambini adottati sono bambini sradicati. Per mia madre tutta la vita era un grande sradicamento. Tutte e due volevamo tornare a Casa.
Confini o linee immaginare
Non comprendevano nemmeno perché gli stranieri piantassero una bandiera per terra, tracciassero linee immaginarie, la dichiarassero di loro proprietà e si risentissero se qualcuno vi entrava per inseguire un cervo.
Zorro, l'inizio della leggenda, Isabelle Allende
Mistero della crocifissione
II mistero di quell'uomo adorato dai bianchi, condannato alla crocifissione, confondeva gli indios, che non comprendevano il vantaggio di soffrire in questo mondo per godere di un ipotetico benessere in un altro.
Zorro, l'inizio della leggenda, Isabelle Allende
mercoledì 29 marzo 2023
Medea, agire causa di sofferenza
Agire in modo estremamente determinato, nella consapevolezza però che ciò significa fare del male a se stesso, e tuttavia non potersi sottrarre all'impulso di agire: è questa una situazione di base, un modello di comportamento che ogni uomo può – in maniera più o meno latente e con gradi di intensità diversi - sperimentare su se stesso. E per questo anche che la tragicità di Medea ci coinvolge.
Vincenzo Di Benedetto su Medea di Euripide
sabato 25 marzo 2023
Conflitto a livello superiore
Jung sosteneva che un conflitto non può mai essere risolto al livello in cui sorge: a quel livello ci sono solo un vincitore e un perdente, non una riconciliazione. Il conflitto deve essere spostato a un livello superiore, come se guardassimo una tempesta dall'alto.
Jeanette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale
sabato 25 febbraio 2023
Aspettare
«C'é qualcosa» disse senza enfasi il croato «che si impara in un campo di prigionia: aspettare. All'inizio ci si spazientisce, certo. La paura e l'incertezza, come può immaginare... Sì. Le prime settimane sono pessime. Oltretutto, i più deboli se ne vanno subito. Non lo sopportano, muoiono. Altri si tolgono la vita. Mi è sempre parso un errore uccidersi per disperazione; e a maggior ragione quando esiste ancora la possibilità di fargliela pagare, presto o tardi, ai carnefici.. Altra cosa, immagino, è raggiungere la serenità quando si capisce di essere arrivati alla fine.»
Il pittore di battaglie, Pérez-Reverte Arturo
Percepire le cose in altro modo
Per questo i fotografi, proprio come i giornalisti televisivi e i cineasti dei film d'azione, ricorrevano adesso a piccoli trucchi per appannare l'affidabilità della macchina, restituendole alcune imperfezioni che aiutassero l'occhio dell'osservatore a percepire le cose in un altro modo: la stessa distorsione focale che, in linguaggio pittorico, deformava l'erba minuziosa di Giotto con le grosse pennellate di Matisse. In realtà non era niente di nuovo. L'avevano fatto Velàzquez e Goya; e più tardi, ormai privi di complessi, i pittori moderni - tutta l'arte del xx secolo derivava da lì - quando il figurativo aveva raggiunto il suo limite estremo e la fotografia si era arrogata la riproduzione fedele - utile per l'osservazione scientifica, ma non sempre soddisfacente in termini artistici - dell'istante rigoroso.
Il pittore di battaglie, Pérez-Reverte Arturo
Guardare e riflettere
Gli uomini antichi guardavano lo stesso paesaggio durante tutta la loro vita, o per molto tempo. Persino il viaggiatore lo faceva, perché ogni tragitto era lungo. Questo costringeva a pensare al tragitto stesso. Adesso, invece, è tutto rapido. Autostrade, treni… Persino la televisione ci mostra diversi paesaggi in pochi secondi. Non c'è tempo di riflettere su niente.
Il pittore di battaglie, Pérez-Reverte Arturo
Viaggiare nel dipinto
C'erano modi più tranquilli di dedicarsi alla fotografia, o alla pittura. Faulques rispose con semplicità. Si trattava di un viaggio, dichiarò. Da bambino aveva passato molto tempo davanti alla stampa di un quadro antico. E alla fine aveva deciso di viaggiarci dentro, o meglio, di viaggiare nel paesaggio dipinto sullo sfondo.
Il pittore di battaglie, Pérez-Reverte Arturo
Fotografia
La fotografia permette di vedere in frazioni di secondo cose di cui la gente normale non si accorge, per quanto le guardi.
Il pittore di battaglie, Pérez-Reverte Arturo
La rinascita: parlare del futuro
Ogni volta che un vecchio sbarca da noi, completamente a pezzi, convinto di non essere più niente prima ancora di essere morto, Thérèse lo attira nel suo angolo, gli prende d'autorità la vecchia mano, stende una a una le dita arrugginite, liscia a lungo il palmo come si fa con i fogli spiegazzati, e quando sente che la mano è perfettamente distesa (mani che non si sono veramente aperte da anni!), Thérèse si mette a parlare. Non sorride, non blandisce, si limita a parlargli del futuro. Ed é proprio la cosa più incredibile che potesse capitargli: il futuro! Le truppe astrali di Thérèse ce la mettono tutta: Saturno, Apollo, Venere, Giove e Mercurio organizzano piccoli incontri amorosi preparano successi dell'ultimo minuto, aprono prospettive, in poche parole ridanno coraggio a quelle vecchie carcasse, dimostrando loro che non sono ancora alla frutta.
Daniel Pennac, La fata carabina
mercoledì 15 febbraio 2023
Nato per correre
Oggi dopo la pubblicazione nel novembre 2004 su Nature di un brillante lavoro di due eminenti studiosi americani, Dennis Bramble e Daniel Lieberman (Running and the evolution of Homo; Brambłe, Lieberman 2004) - è risultato con chiarezza come l'uomo sia nato per correre, e non per stare fermo. La nostra struttura scheletrica, le nostre modalità đi consumo energetico, le nostre capacità di smaltire il calore prodotto, sono quelle di un efficientissimo corridore di lunga durata, e senza tali nodifiche strutturali e metaboliche oggi non saremmo uomini ma solo primati quadrumani, come le scimmie.
L'uomo si è distaccato dagli altri primati modificando le sue abitudini alimentari, sessuali, sociali e di linguaggio, grazie a un comune denominatore corporeo di adattamento alla corsa di lunga durata. In altre parole, solo la capacità di correre a lungo ci ha permesso di distaccarci dal «resto del gruppo», cambiando poi a poco a poco anche cervello, apparato digerente, corde vocali.
Giorgio Nardone, Mangia muoviti ama
martedì 7 febbraio 2023
Pensiero orientale e occidentale
Il pensiero orientale propone un certo numero di nozioni e di esercizi che permettono di penetrare profondamente la natura delle cose, di eliminare l'insignificante. Attraverso la meditazione, la concentrazione.
Il discepolo si siede davanti ad un albero, guarda l'albero e si dice: io sono un albero. Passa dalla parte dell'albero e poi, di nuovo dalla parte umana provando a comprendere cosa egli rappresenti per questo albero. Là c'è tutta una cultura mentale fuori dal pensiero religioso a cui l'Europa ha rinunciato molto presto, da una parte perchè il pensiero greco è diventato estremamente intellettualistico e politicizzato e poi perchè il giudaismo e il cristianesimo sono stati troppo dogmatici.
Il discepolo si siede davanti ad un albero, guarda l'albero e si dice: io sono un albero. Passa dalla parte dell'albero e poi, di nuovo dalla parte umana provando a comprendere cosa egli rappresenti per questo albero. Là c'è tutta una cultura mentale fuori dal pensiero religioso a cui l'Europa ha rinunciato molto presto, da una parte perchè il pensiero greco è diventato estremamente intellettualistico e politicizzato e poi perchè il giudaismo e il cristianesimo sono stati troppo dogmatici.
Marguerite Yourcenar, Intervista 1982
Femminismo
C'è un femminismo estremista che non amo, soprattutto per due suoi aspetti. Il primo: l'ostilità verso l'uomo. Mi sembra che nel mondo ci sia già troppo ostilità – bianchi e neri, destra e sinistra, cristiani e non cristiani, cattolici e protestanti – che non c'è bisogno di creare un altro ghetto.
E poi il fatto di considerare che sia un progresso per la donna moderna mettersi nella stessa condizione dell'uomo moderno – il manager che fa affari, il finanziere, il politico – senza vedere il lato assurdo e anche inutile di queste attività.
Marguerite Yourcenar, Dall'io all'eternità (intervista di Elisabetta Rasy), Panorama 1982
domenica 5 febbraio 2023
Virtù di esser utile
Un gruppo, animato da una buona volontà ammirevole, mi si strinse intorno; la schiera, esigua ma rigorosamente scelta, ai miei ordini, era dotata della forma più alta di virtù, l'unica che io sopporti ancora: la ferma determninazione di esser utile.
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano
sabato 4 febbraio 2023
Delirio d’intrepidità
Un essere ebbro di vita non pensa alla morte; la morte non esiste; ciascuno dei suoi gesti la nega. Se ne è colpito, probabilmente non se ne accorge; per lui, essa non è che un colpo, uno spasimo.
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano
sabato 28 gennaio 2023
Greco
Ero ancora bambino, quando tentai per la prima volta di tracciare con lo stilo quei caratteri d'un alfabeto a me ignoto: cominciava per me la grande migrazione, i lunghi viaggi, e il senso d'una scelta deliberata e involontaria quanto quella dell'amore. Ho amato quella lingua per la sua flessibilità di corpo allenato, la ricchezza del vocabolario nel quale a ogni parola si afferma il contatto diretto e vario delle realtà, l'ho amata perché quasi tutto quel che gli uomini han detto di meglio è stato detto in greco.
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano
Poesia
La lettura dei poeti produsse in me effetti ancor più conturbanti: non sono del tutto certo che conoscere l'amore sia più inebriante che scoprire la poesia. Quest'ultima mi trasformò
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano
Vero luogo natio
Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo consapevole su se stessi: la mia prima patria sono stati i libri.
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano
domenica 22 gennaio 2023
Rovina di Roma
Della sua decadenza e della finale rovina, ci furono cause esterne una violenta, improvvisa pressione di grandi masse umane ai confini dell'impero, e cause interne: un allentarsi del senso dello Stato e della disciplina collettiva, la crisi dell'identità culturale latina per l'arrivo di nuove mode e nuovi stili di vita dall'Oriente, il divaricarsi delle condizioni sociali tra masse di poveri che affollavano le città soprattutto Roma vivendo delle erogazioni statali, e una minoranza di ricchi dalle strepitose fortune; se i poveri si addensavano nelle città, i ricchi se ne
allontanavano per vivere nelle loro «villae», vere isole separate dal resto del mondo e funzionanti grazie dall'impiego massiccio di schiavi. La decadenza delle città e l'emergere di strutture produttive e sociali di tipo chiuso mostra già nel tardo mondo romano i segni del mondo medievale.
Dalla peste nera alla guerra dei trent'anni, Adriano Prosperi
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