martedì 22 gennaio 2013
Lampioni
Kafka sulla spiaggia - Haruki Murakami
Fiume ingrossato
Il tuo cuore assomiglia a un grande fiume ingrossato da lunghe piogge. Tutti i segnali stradali sono stati sommersi dalla corrente e trascinati in qualche luogo oscuro. Mentre la pioggia continua a cadere violenta sul fiume. Ogni volta che vedi ai notiziari immagini di inondazioni come questa, pensi: Ecco, dentro di me è esattamente così.
Kafka sulla spiaggia - Haruki Murakami
Confusione
La profezia è sempre lì, torbida come acqua che ristagna nel buio.
Di solito si nasconde in qualche luogo sconosciuto. Ma arriva un momento in cui cresce silenziosamente e trabocca, invadendo con il suo freddo ogni tua cellula, e in questa crudele inondazione annaspi e affoghi. Ti attacchi al portello per la ventilazione che è vicino al soffitto, e cerchi disperatamente l’aria fresca di fuori. Ma l’aria che puoi aspirare da lì si consuma in fretta e la gola comincia a bruciare. Elementi normalmente in contrasto come acqua e sete, freddo e febbre, uniscono le loro forze per attaccarti.
Kafka sulla spiaggia / Haruki Murakami
Conoscenze e tecniche
Kafka sulla spiaggia / Haruki Murakami
Biblioteca
Kafka sulla spiaggia - Haruki Murakami
Tempesta di sabbia
E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. È una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. È il tuo sangue, e anche il sangue di altri.
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia.
Kafka sulla spiaggia / Haruki Murakami
Questa è la vita
Asciutto
Li perdiamo per sempre
Ma il Mussolini no: «Dalle altre parti non siamo forti, non siamo neanche conosciuti e se prendiamo pochi voti, poi la gente dice e che è, il partito dei pensionati? e quando mi ci mischio? E così li perdiamo per sempre. È meglio che ci presentiamo qui a Milano e basta che seìmo forti e fémo un bòn risultà, una sporta di deputati e dalle altre parti, dove ancora non ci conoscono, la gente dopo dice pure lì: Guarda questi, ma alora i xè forti; nantra volta i voto anca mì».
Canale Mussolini - Antonio Pennacchi
Maladéti soldà
Canale Mussolini - Antonio Pennacchi
Fiume
Caporetto
Canale Mussolini - Antonio Pennacchi
martedì 18 dicembre 2012
Solco
Quando tornavo a casa raccontavo ai miei che a scuola tutti dicevano che ero simpatico e inventavo storie divertenti che mi erano successe.
Ma più inscenavo questa farsa più mi sentivo diverso. Il solco che mi divideva dagli altri si faceva più profondo. Da solo ero felice, con gli altri dovevo recitare.
Io e te - Niccolò Ammaniti
Tutto semplice
Certo, ripeto, era pieno di fascino il Mussolini e mio nonno se lo stava a sentire estasiato, perché parlava addirittura meglio del Rossoni: frasi secche e incisive che tu capivi subito. Con lui pareva tutto semplice, non i ragionamenti complicati che ci vuole l'avvocato per capirli.
Canale Mussolini - Antonio Pennacchi
Tutto semplice
Certo, ripeto, era pieno di fascino il Mussolini e mio nonno se lo stava a sentire estasiato, perché parlava addirittura meglio del Rossoni: frasi secche e incisive che tu capivi subito. Con lui pareva tutto semplice, non i ragionamenti complicati che ci vuole l'avvocato per capirli.
Canale Mussolini - Antonio Pennacchi
Come sei bella
Una mattina mia nonna s'è alzata come al solito e ha visto però che lui non lo faceva, restava nel letto a impigrirsi. Allora lo ha guardato accigliata come a dire: «Che aspetti?».
Lui ha fatto: «Al son drìo non sentirme tanto bèn. Al resto in leto inquò». E non s'è più alzato, e venti giorni dopo, una sera, lei gli si è seduta a fianco e lui le ha detto, con voce fioca: «Come te sì bèa».
Lei ha risposto: «No, caro: te sì tì che te sì bèo», e lui poco dopo è morto.
Lei era andata avanti e indietro su e giù per le scale per tutti i venti giorni ad accudirlo come un bambino e dopo morto se lo è voluto lavare e vestire
Canale Mussolini - Antonio Pennacchi
Furia
Mica che uno va in giro tutto il santo giorno a dire alla gente: «Guardate che ho la furia appresso». Uno se la porta dentro, nascosta bene bene in una piega dell'anima e magari non esce mai fuori. Ma poi salta il giorno in cui meno te lo aspetti e ti pungono sul vivo, nel vivo di quella piega d'anima e la furia esce fuori e prende il sopravvento e tu dopo dici: «Ma che è successo? Io non lo volevo fare. Torniamo indietro di un minuto solo, vi prego, torniamo a tutto com'era prima». E invece niente sarà più come prima e magari ci fosse, quel giorno, tua madre per piangerle addosso.
Canale Mussolini - Antonio Pennacchi
La mosca
Adidas, i jeans con i buchi, la felpa nera con il cappuccio. Mi sono tolto la riga e mi sono fatto crescere i capelli. Volevo anche l'orecchino ma mia madre me lo ha proibito. In cambio, per Natale, mi hanno regalato il motorino. Quello più comune.
Camminavo come loro. A gambe larghe. Buttavo lo zaino a terra e lo prendevo a calci.
Li imitavo con discrezione. Da imitazione a caricatura è un attimo.
Durante le lezioni me ne stavo al banco facendo finta di ascoltare, ma in realtà pensavo alle cose mie, mi inventavo storie di fantascienza. Andavo pure a ginnastica, ridevo alle battute degli altri, facevo scherzi idioti alle ragazze. Un paio di volte ho anche risposto male ai professori. E ho consegnato il compito in classe in bianco.
La mosca era riuscita a fregare tutti, perfettamente integrata nella società delle vespe. Credevano che fossi uno di loro.
Io e te - Niccolò Ammaniti
Umorismo
Avrei potuto dire cose divertenti e farli ridere mentre si mettevano gli sci. Fare imitazioni, battute. A me non venivano mai battute divertenti in pubblico. Bisogna essere molto sicuri di sé per fare le battute in pubblico.
- Senza umorismo la vita è triste, - ho detto.
- Parole sante, - ha risposto una signora accanto a me.
Io e te - Niccolò Ammaniti
Insetto
Piano piano ho capito come comportarmi a scuola. Mi dovevo tenere in disparte, ma non troppo, sennò mi notavano.
Mi confondevo come una sardina in un banco di sardine. Mi mimetizzavo come un insetto stecco tra i rami secchi. E ho imparato a controllare la rabbia. Ho scoperto di avere un serbatoio nello stomaco, e quando si riempiva lo svuotavo attraverso i piedi e la rabbia finiva a terra e penetrava nelle viscere del mondo e si consumava.
Io e te - Niccolò Ammaniti