mercoledì 22 aprile 2026

Non possedere niente

Hanno una perversione per la proprietà, una malattia mentale piuttosto diffusa nell’Ovest. 
Non possedere niente e nessuno, per come la vedo io. Tutto il resto porta male.

Alessandro Baricco, Abel 

lunedì 20 aprile 2026

Siamo una mano che scrive

Il nostro libro sacro, disse la bruja. Corre fino all'orizzonte, e ancora corre al di là. Mondi fa, i nostri padri hanno imparato a leggerlo, e da allora noi sappiamo cosa dice. Loro lasciarono detto che sarebbe stato un errore prenderlo come una legge, perché non ci sono leggi, o come un verdetto, perché non ci sono verdetti.
Dissero che era piuttosto un canto. Aggiunsero che non aveva scopo se non risuonare, e in alcune memorie più antiche e impenetrabili lasciarono l'insegnamento ulti-mo, secondo il quale il testo non è finito, e a scriverlo, ogni giorno e ogni notte, sono i passi degli uomini. Per questo noi passiamo sulla Terra leggeri, nomadi, quasi invisibili. Siamo una mano che scrive. Segni, sulla Ter-
ra. Di un'unica mano.

Alessandro Baricco, Abel

Un grande respiro

tutto, si incapricciò il giudice Macauley. Non gli andava giù che un villaggio potesse sparire in quel modo.
Lui era famoso per la sua clemenza. Era ormai vecchio, ma non aveva l'aria di essersene accorto.
Mi chiese di accompagnarlo, io lo accompagnai. Voleva andare a parlare con una bruja che avevano visto girare per le colline, quelle a nord del villaggio. Io allora ero vicesceriffo a Sant'Obispo. Era il tempo in cui ancora gli anni passavano lineari, tra un prima e un dopo.
Il Giudice era molto vecchio, la bruja giovane, con una lunga cicatrice tra i seni. I capelli lucidi, raccolti con un nastro di pelle umana.
Il vecchio si sedette davanti a lei e parlarono. Usavano una lingua mista che tutti conoscevamo.
Lui le chiese se un villaggio poteva sparire nel nulla.
Il nulla non esiste, lei rispose.
E cosa esiste allora?
Un grande respiro, questo istante.

Alessandro Baricco, Abel

sabato 18 aprile 2026

«altro è da veder»; «Attendi ad altro»

Un richiamo secco e sintetico, com'è nello stile del Virgilio dantesco; ma contiene una questione importante: il tempo concesso - a Dante per il suo viaggio come alla vita di ciascuno - non è molto, e va usato bene. Non bisogna indugiare sul male, proprio e del mondo, ma rivolgere al più presto lo sguardo altrove:
«altro è da veder»; «Attendi ad altro».
Si tratta di un punto decisivo della concezione cattolica: l'affermazione del bene sopra ogni cosa. Per cui per esempio nelle raffigurazioni del Giudizio universale - come nel battistero fiorentino di San Giovanni - solitamente la parte dedicata ai dannati e all'inferno occupa una porzione minima rispetto alla gloria dei beati. La misericordia prevale, questo è il sentimento del cristiano, come diceva con espressione meravigliosa un sacerdote a me carissimo: "Perché perdere tempo a guardare il proprio male? Esso va preso, come una manciata di sab-bia, e buttato nel mare della misericordia"
Un richiamo prezioso, perché la tentazione di tenere gli occhi fissi sul male è presente nella vita umana in mille forme. Pensiamo - solo per fare qualche accenno - al fascino morboso che tante volte hanno i fatti di cronaca cruenti o i libri e soprattutto i film dell'orrore; oppure alla facilità con cui, nella vita quotidiana, si ritorna di continuo o sui propri errori, affliggendosi inu-tilmente, o sulle colpe degli altri - il marito o la moglie, il capo, i politici...
Pensiamo poi a un certo modo di fare informazione, per cui si sbandiera e si sottolinea tutto quello che va male, quasi compiacendosi di trovare conferma a un pregiudizio pessimista. O ancora pensiamo all'insistenza di un certo modo di educare - anche a volte nella Chiesa, ahimè... - sulle colpe e sulle mancanze, come se dall'accanimento sull'errore potesse venire un cambiamento della persona; il cambiamento invece, la crescita della persona, non viene dall'insistenza sul male, ma solo dallo sguardo su «altro», su una possibilità diversa, sul bene.

Commento Franco Nembrini a Canto XXIX dell’inferno di Dante

Non indugiare sul male

Allor disse 'l maestro: «Non si franga lo tuo pensier da qui innanzi sovr' ello.
Attendi ad altro, ed ei là si rimanga...».

Dante, Inferno, canto XXIX

venerdì 17 aprile 2026

Camminare è guarigione

Quando ti vedo così pallido, penso che ti farebbe molto bene venire con me al Colle della Nasca. So che non ti piace camminare, ma guarda che è solo un pregiudizio. Camminare è una guarigione. Un'esperienza di salvezza. Mi devi credere.

Michele Serra, Gli sdraiati 

Consumista perfetto

Tu sei il consumista perfetto. Il sogno di ogni gerarca o funzionario della presente dittatura, che per tenere in piedi le sue mura deliranti ha bisogno che ognuno bruci più di quanto lo scalda, mangi più di quanto lo nutre, illumini più di quanto può vedere, fumi più di quanto può fumare, compri più di quanto lo soddisfa.

Michele Serra, Gli sdraiati