Un richiamo secco e sintetico, com'è nello stile del Virgilio dantesco; ma contiene una questione importante: il tempo concesso - a Dante per il suo viaggio come alla vita di ciascuno - non è molto, e va usato bene. Non bisogna indugiare sul male, proprio e del mondo, ma rivolgere al più presto lo sguardo altrove:
«altro è da veder»; «Attendi ad altro».
Si tratta di un punto decisivo della concezione cattolica: l'affermazione del bene sopra ogni cosa. Per cui per esempio nelle raffigurazioni del Giudizio universale - come nel battistero fiorentino di San Giovanni - solitamente la parte dedicata ai dannati e all'inferno occupa una porzione minima rispetto alla gloria dei beati. La misericordia prevale, questo è il sentimento del cristiano, come diceva con espressione meravigliosa un sacerdote a me carissimo: "Perché perdere tempo a guardare il proprio male? Esso va preso, come una manciata di sab-bia, e buttato nel mare della misericordia"
Un richiamo prezioso, perché la tentazione di tenere gli occhi fissi sul male è presente nella vita umana in mille forme. Pensiamo - solo per fare qualche accenno - al fascino morboso che tante volte hanno i fatti di cronaca cruenti o i libri e soprattutto i film dell'orrore; oppure alla facilità con cui, nella vita quotidiana, si ritorna di continuo o sui propri errori, affliggendosi inu-tilmente, o sulle colpe degli altri - il marito o la moglie, il capo, i politici...
Pensiamo poi a un certo modo di fare informazione, per cui si sbandiera e si sottolinea tutto quello che va male, quasi compiacendosi di trovare conferma a un pregiudizio pessimista. O ancora pensiamo all'insistenza di un certo modo di educare - anche a volte nella Chiesa, ahimè... - sulle colpe e sulle mancanze, come se dall'accanimento sull'errore potesse venire un cambiamento della persona; il cambiamento invece, la crescita della persona, non viene dall'insistenza sul male, ma solo dallo sguardo su «altro», su una possibilità diversa, sul bene.
«altro è da veder»; «Attendi ad altro».
Si tratta di un punto decisivo della concezione cattolica: l'affermazione del bene sopra ogni cosa. Per cui per esempio nelle raffigurazioni del Giudizio universale - come nel battistero fiorentino di San Giovanni - solitamente la parte dedicata ai dannati e all'inferno occupa una porzione minima rispetto alla gloria dei beati. La misericordia prevale, questo è il sentimento del cristiano, come diceva con espressione meravigliosa un sacerdote a me carissimo: "Perché perdere tempo a guardare il proprio male? Esso va preso, come una manciata di sab-bia, e buttato nel mare della misericordia"
Un richiamo prezioso, perché la tentazione di tenere gli occhi fissi sul male è presente nella vita umana in mille forme. Pensiamo - solo per fare qualche accenno - al fascino morboso che tante volte hanno i fatti di cronaca cruenti o i libri e soprattutto i film dell'orrore; oppure alla facilità con cui, nella vita quotidiana, si ritorna di continuo o sui propri errori, affliggendosi inu-tilmente, o sulle colpe degli altri - il marito o la moglie, il capo, i politici...
Pensiamo poi a un certo modo di fare informazione, per cui si sbandiera e si sottolinea tutto quello che va male, quasi compiacendosi di trovare conferma a un pregiudizio pessimista. O ancora pensiamo all'insistenza di un certo modo di educare - anche a volte nella Chiesa, ahimè... - sulle colpe e sulle mancanze, come se dall'accanimento sull'errore potesse venire un cambiamento della persona; il cambiamento invece, la crescita della persona, non viene dall'insistenza sul male, ma solo dallo sguardo su «altro», su una possibilità diversa, sul bene.
Commento Franco Nembrini a Canto XXIX dell’inferno di Dante
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