giovedì 23 aprile 2026

Voltarsi a vedere la casa in cui ero nato

Ricorderò per sempre cosa fu voltarsi, già sulla collina, e vedere la casa in cui ero nato, in una distanza che le dava l'incanto delle cose perse. Non c'era asse né chiodo che non amassi, laggiù, e insieme formavano qualcosa che era stato il nostro perdurare al riparo sotto l'assedio dell'Infinito. Sarebbero bastate poche settimane e la natura si sarebbe ripresa tutto, inghiottendo quanto era stato soglia, confine, limite. Adesso mi sembrava un piano senza senso quello di creare un avamposto di razionalità dove tutto funzionava da millenni per l'istinto delle creature, l'intelligenza degli alberi, la logica dell'acqua, le leggi della luce. Cosa ci eravamo immaginati di aggiungere, o di correggere, portando quella capacità di inanellare pensieri che tanto affascinava Aristotele e su cui ancora Cartesio era disposto a giocarsi le palle? Stiamo semplicemente cercando un modo di fare denaro, avrebbe detto mio padre. Può darsi. Ma ora che vedevo, struggenti, quelle tre piccole costruzioni appoggiate alla curva del fiume, mi venne da pensare che anche cercavamo di creare al di là del creato, e con una forza da animale minuscolo che però moltissimo poteva, capace per magia di costringere l’acqua, piegare il volere degli animali, decidere della vita e della morte. Avevamo un piano, e non era peggiore di quello della foresta. Avevamo una volontà ed era più furba di quella che muoveva gli insetti o gli stormi in cielo. Siamo gli umani, pensai con fierezza: decidiamo noi quando arrivare e quando andarcene. Sfilai dalla custodia lo Sharps che era stato di mio padre e che avevo preso per me. Puntai la canna al cielo e sparai. Il colpo riecheggiò lontano, era un messaggio e arrivò.

Alessandro Baricco, Abel

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