Anche la libertà era un valore politico, ma che
assumeva significato solo in contrapposizione al suo contrario, la schiavitú. Da Omero in poi, le comunità soppesavano la loro libertà rispetto a nemici che potevano sempre ridurle in schiavitú.
Entro una comunità, poi, la libertà divenne un valore delle costituzioni politiche: le alternative erano denunciate come forme di «schiavitú». Soprattutto, la libertà era lo status privilegiato di taluni individui, diversi in questo dagli schiavi, che potevano essere venduti o comprati. Ma, a prescindere dalla schiavitú, in che cosa consisteva la libertà di un individuo? Era forse una libertà di parola o di religione, la libertà di poter adorare ciascuno il dio che si preferiva? O era magari la libertà di vivere come si voleva, oppure la semplice libertà da interferenze esterne? E quando questa «libertà» diventava semplice e spregevole «scostumatezza»? Di tutto questo si parlava al tempo di Adriano, che fu salutato dai Greci come un liberatore e come un dio.
assumeva significato solo in contrapposizione al suo contrario, la schiavitú. Da Omero in poi, le comunità soppesavano la loro libertà rispetto a nemici che potevano sempre ridurle in schiavitú.
Entro una comunità, poi, la libertà divenne un valore delle costituzioni politiche: le alternative erano denunciate come forme di «schiavitú». Soprattutto, la libertà era lo status privilegiato di taluni individui, diversi in questo dagli schiavi, che potevano essere venduti o comprati. Ma, a prescindere dalla schiavitú, in che cosa consisteva la libertà di un individuo? Era forse una libertà di parola o di religione, la libertà di poter adorare ciascuno il dio che si preferiva? O era magari la libertà di vivere come si voleva, oppure la semplice libertà da interferenze esterne? E quando questa «libertà» diventava semplice e spregevole «scostumatezza»? Di tutto questo si parlava al tempo di Adriano, che fu salutato dai Greci come un liberatore e come un dio.
Robin Lane Fox, Il mondo classico
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