domenica 25 agosto 2024

Mettersi nei suoi panni

Atticus s'alzò, arrivò in fondo al portico e studiò la spalliera di glicini. Poi, tornò lentamente verso di me. - Scout - disse - se riesci a imparare un trucchetto, andrai più facilmente d'accordo con tutte le persone, di qualunque genere siano. Non si può capire veramente qualcuno finché non si considerano le cose dal suo punto di vista. - Prego? - Finché non ti metti nei suoi panni.

Harper Lee, Il buio oltre la siepe

martedì 13 agosto 2024

Invocazione di Ettore ad Enea

Lui nulla, non ascolta le mie inutili domande, ma traendo con angoscia dal profondo del cuore un gemito: 
"Oh fuggi, figlio di Venere, strappati da queste fiamme. Il nemico è dentro le mura e Troia precipita dalla vetta. Anche troppo fu dato alla patria, a Priamo: se un braccio avesse potuto difenderla, il mio l'avrebbe difesa. Troia ti affida le sue sacre icone, i suoi Penati: prendili compagni alla tua sorte e a loro destina quelle mura che fonderai più grandi, traversato il mare"
Così disse e con le sue mani dal segreto del sacrario mi porse le bende, la grande Vesta e il fuoco eterno.

Virgilio, Eneide, Libro Secondo 

Inganno di Sinone

Quando impaurito, senza difesa si ritrova in mezzo ai nostri sguardi e lentamente volge gli occhi intorno: "Ahimè" ", dice, "quale terra ormai potrà più accogliermi, quali acque? ahimè, misero, quale speranza mi rimane, se in nessun luogo della Grecia troverò un rifugio e questi Troiani col mio sangue reclamano vendetta?" 
A quel lamento si mutano gli animi, è frenata ogni furia. Lo invitiamo a parlare, di che sangue sia, cosa rechi e con quale speranza si affidi prigioniero. 
[Lasciata infine ogni paura, cosí parla:] "Qualunque cosa, o re, possa accadermi, solo il vero ti confesserò e non negherò d'essere di sangue greco: anzitutto questo; se il fato rese infelice Sinone, per quanto malvagio, non lo renderà anche falso e bugiardo.

Virgilio, Eneide, Secondo libro

Monito di Laocoonte

Davanti a tutti allora, tra la moltitudine che lo seguiva, Laocoonte accorre giù dalla rocca acceso d'ira e di lontano: "Sventurati, che follia vi ha preso? davvero credete partito il nemico o pensate privo d'inganni un dono dei Greci? dimenticate Ulisse? Nascosti dentro questo legno sono rinchiusi gli Achei o contro le nostre mura questa macchina è fabbricata, per scrutare nelle case, sorprendere dall'alto la città, o un'altra insidia ancora vi si cela: non credetegli. Qualunque cosa sia, temo i Greci anche se recano doni". Ciò detto, con tutto il vigore scaglia un'asta smisurata nel fianco della belva, contro le curve giunture del suo ventre. E quella si confisse tremando: al colpo le cavità del corpo risuonarono, misero un gemito.

Virgilio, Eneide, Secondo libro

Dolore

Non ignoro il dolore, per questo ho imparato ad aiutare chi soffre.

Virgilio, Eneide, Primo canto

venerdì 9 agosto 2024

Mel e fel

Tra il finire del 1448 e l'inizio dell'anno seguente, ormai vicino alla fine del suo mandato, l'operaio Giovanni Borghesi fa rivestire di marmo il sagrato del Duomo, ove sono raffigurate due anfore che attualmente recano le scritte "MEL" (miele) e "LAC" (latte). In origine, al posto di "LAC" era scritto "FEL" (Fiele) come dà prova lo storico Sigismondo Tizio nelle Historiae Senenses, una fonte autorevole poiché ai primi del Cinquecento è stato vicario del vescovo, conoscitore della cattedrale, dotato di cultura classica e biblica per interpretare i significati delle tarsie, oltre a essere favorito dalla possibilità di attingere alla generazione precedente che aveva assistito alla realizzazione dell'opera'. La scritta originaria intende significare che la vita riserva agli uomini il dolce e l'amaro, tanto il bene quanto il male, cum bona, tum mala. In questa prospettiva, il Tizio ricorda un passo del secondo libro della Consolazione della filosofia di Boezio: "Non apprendesti forse da ragazzo che sulla soglia della reggia di Giove sono poste "due anfore, l'una piena di mali, l'altra, invece di beni?"''. Nel capitolo, la filosofia si rivolge all'autore impersonando la Fortuna che tiene il suo discorso e, sulla scorta di Seneca, lancia l'invito a non lamentarsi di fronte alla perdita di ciò che nel corso dell'esistenza viene eventualmente tolto, un motivo della letteratura consolatoria. Quanto ai vasi collocati in lovis limine, nel testo latino si inserisce una libera citazione in greco derivata dall'Iliade di Omero (XXIV, 527-528), probabilmente appresa da Boezio, come riferito nel passo, nella sua educazione giovanile, adulescentulus. Priamo implora Achille di restituirgli il corpo del figlio morto e desta la sua commozione ricordandogli suo padre Peleo, generando "il pianto simmetrico per i due distinti lutti". L'eroe si stupisce per la straordinaria forza d'animo, il "cuore di ferro", e la temerarietà del vecchio, che ha osato affrontare colui che ha ucciso Ettore. Lo invita a sedersi, dopo aver entrambi a lungo pianto, e dice a Priamo che gli dei hanno "filato" il destino dei mortali in modo da essere afflitti, mentre loro sono immuni dalle pene (vv. 525-531): 
Questo destino hanno dato gli dei ai mortali infelici: 
vivere afflitti, ma loro sono immuni da pena. 
Ci sono due vasi nella sala di Zeus, e l'uno contiene 
I mali che distribuisce agli uomini, e l'altro i beni:
a chi li dà mescolati Zeus fulminante, 
quando si trova nel bene e quando nel male; 
ma a chi dà solo dei mali, ne fa un disgraziato.
Dal confronto con i versi omerici, risulta di particolare rilievo l'immagine dei due vasi incisi sul sagrato del Duomo, alle due estremità, non a caso inquadrati ognuno da una sorta di tempio. Come si può notare, nella traduzione dell'Iliade, secondo una più corretta interpretazione, le due anfore sono nella "sala" di Zeus: "l'immagine... deriva da una fantasia allegorica.., ma un singolare incidente traduttivo, costantemente ripetuto nel tempo, ne ha segnato la versione più diffusa" ossia la presenza delle due giare sulla soglia della dimora di Giove.

Marilena Caciornia, Un libro di marmo. Il pavimento del duomo di Siena

giovedì 8 agosto 2024

Amore, pazienza, mitezza

«Non ti avevo mai visto leggere la Bibbia prima...» 
«Perché eri piccola. La tenevo sul comodino e la leggevo una o due volte la settimana. Chiedi alla mamma. Lei te lo dirà.»
«Ultimamente hai letto qualcosa che ti piacerebbe condividere con me?»
«Lo vorresti?» 
Lei fece segno di sì e lui impiegò pochi istanti a trovare il brano che cercava. «È la lettera ai Galati, 5:22», disse tenendo la Bibbia aperta in grembo. Si schiarì la voce prima di recitare. «Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.» Lei lo osservò mentre leggeva, ricordando il proprio atteggiamento quando era arrivata lì e la reazione del padre alla sua rabbia. Pensò alle volte in cui lui si era rifiutato di discutere con la mamma, anche se lei cercava di provocarlo. Al momento l'aveva considerata una debolezza e spesso si era augurata che il padre fosse diverso. Ma adesso, tutto a un tratto, sapeva di essersi sbagliata su molte cose.

Nicholas Sparks, L'ultima canzone 

martedì 6 agosto 2024

Lavoro delle api

Turbinano le api al principio d'estate per la campagna fiorita, sotto il sole, in un fitto ronzio, quando portano all'aria le nuove covate o condensano il liquido miele o riempiono le celle dei favi di nettare dolce o accolgono il bottino recato da altre operaie, o quando - serrate le file - scacciano dagli alveari la razza inetta dei fuchi: ferve il lavoro, fragrante il miele profuma di timo.

Virgilio, Eneide, Libro primo

lunedì 5 agosto 2024

Capacità di sopportazione cinese

Da allora sono tornato in Cina più di cinquanta volte, imparando ad ammirare, come molti altri viaggiatori nel corso dei secoli, il popolo cinese per la sua capacità di sopportazione, la sua finezza intellettuale, il suo senso della famiglia e la sua cultura. Allo stesso tempo, per tutta la mia vita ho riflettuto sulla possibilità di costruire la pace, in larga misura da una prospettiva americana.

Henry Kissinger, Cina

domenica 4 agosto 2024

Paradosso dell’individualismo

Questo, infatti, è il paradosso della modernità: più incoraggia l'individualismo, più è costretta a moltiplicare le regole per mettere sotto controllo il "lupo" che ognuno di noi si rivela potenzialmente essere. Il clamoroso fallimento di questa impostazione è oggi davanti a tutti, malgrado i tentativi di nasconderlo. Non ci saranno mai abbastanza regole per ammaestrare i lupi

Da Mariella Carlotta, Il bene di tutti

sabato 3 agosto 2024

Ora di solitudine

Il pastore Harris era una persona mite che aveva avuto una vita difficile. Prendeva sul serio la sua vocazione e trascorreva le serate a occuparsi del proprio gregge, all'ospedale, oppure a qualche veglia funebre o a casa di membri della congregazione che erano diventati amici suoi. Celebrava matrimoni e battesimi, organizzava un gruppo d'ascolto, e si occupava del coro. Ma tutte le sere, nell'ora prima del tramonto, e con qualsiasi tempo, camminava per un'ora da solo sulla spiaggia. Al ritorno, spesso a Steve capitava di pensare che quell'ora di solitudine fosse proprio ciò di cui aveva bisogno il pastore. Sul suo viso c'era un'espressione pacata e serena tutte le volte che tornava da quelle passeggiate.

Nicholas Sparks, L'ultima canzone 

martedì 30 luglio 2024

Non mollare

A me lo sport ha insegnato a soffrire, a combattere, a non mollare.

Pietro Trabucchi, Resisto dunque sono

sabato 27 luglio 2024

Astrarsi dalla realtà

Ma a volte gli capitava di pensare che la mezza età lo aveva reso più riflessivo. Sebbene un tempo avesse creduto che la risposta si trovasse in qualche modo nella musica che creava, ora sospettava di essersi sbagliato. Più ci pensava, più si rendeva conto che per lui la musica era sempre stata un mezzo per astrarsi dalla realtà, piuttosto che per viverla con maggiore intensità. Adesso sapeva che nascondersi nella musica non aveva tanto a che fare con Dio, quanto piuttosto con un desiderio egoistico di fuggire da tutto.

Nicholas Sparks, L'ultima canzone 

venerdì 26 luglio 2024

Tra scrittore e lettore

A chi mi chiede consigli e ai partecipanti dei laboratori di scrittura creativa non mi stanco mai di ripetere che il requisito basilare di ogni romanzo, di ogni storia, è la passione di chi scrive. Se non ci metti il cuore e l'anima, il tuo libro è «freddo» e il lettore se ne accorge. Quando mi invitano a descrivere il mio modo di lavorare, uso inevitabilmente parole come «appassionare», «coinvolgere», «stupire», «divertire». Credo che lo scopo del mio lavoro sia suscitare emozioni. Non so se ci riesco sempre (sta al lettore giudicarlo), ma di sicuro ci provo sempre. Uso tutte le mie capacità per trasmettere a chi legge ciò che sento mentre scrivo. Tutta la gamma delle emozioni, nessuna esclusa, a seconda del momento epico, tragico, romantico, comico, rilassante, angosciante o semplicemente quotidiano fissato sulla carta dalle mie parole. Il mio obiettivo è non lasciare indifferente il lettore. Tra chi sta «di qua» e chi sta «di là» dalla pagina stampata deve scorrere un flusso di emozioni, non riesco a immaginarmi un rapporto diverso tra romanziere e lettore.

Marcello Bramati, Lorenzo Sanna, Leggere per piacere

Fugacità

Ormai aveva imparato che niente di bello dura per sempre. La gioia era un'emozione fugace come una stella cadente che attraversa il cielo notturno per poi spegnersi in un baleno.

Nicholas Sparks, Vicino a te non ho paura

Chi vorresti essere

«Che cosa ti piacerebbe fare nella vita?» «Forse i miei sogni non sono tanto complicati. Forse credo che un lavoro sia solo un lavoro.» «Che cosa significa?»
«Forse non mi va di essere definita da ciò che faccio. Forse preferirei essere definita da ciò che sono.» Lui ci pensò su. «Ho capito. Allora chi vorresti essere?» le domandò. «Vuoi proprio saperlo?» «Altrimenti non te lo avrei chiesto.» Lei si fermò e lo guardò negli occhi. «Vorrei essere una moglie e una madre», rispose infine.

Nicholas Sparks, Vicino a te non ho paura

domenica 14 luglio 2024

A testa bassa

Lavorava a testa bassa e teneva sempre il bancone in perfetto ordine. Era un modo per far passare più in fretta la giornata.

Nicholas Sparks, Vicino a te non ho paura

mercoledì 10 luglio 2024

Gloria

La gloria è una strana cosa. Alcuni uomini la guadagnano dopo la morte, mentre altri sfumano nell'oblio. Ciò che viene ammirato in un'epoca, viene disprezzato in un'altra.» Allarga le grandi mani. «Non possiamo dire chi sopravviverà al fuoco della memoria.»

Madeline Miller, La canzone di Achille

martedì 9 luglio 2024

Non c’è pace

Gli occhi di Priamo trovano l'altro cadavere, il mio, che giace sul letto. «Quello è... il tuo amico?» 
«Philtatos» dice Achille, brusco. Il più amato. «Il migliore tra gli uomini, massacrato da tuo figlio.» «Sono desolato per la tua perdita» dice Priamo. «E sono desolato che sia stato mio figlio a portarlo via da te. Tuttavia ti prego di avere pietà. Nel dolore, gli uomini, anche se nemici, devono aiutarsi tra loro.» 
«E se non volessi farlo?» Le sue parole ora sono rigide. «Allora non lo farai.» 
Segue un istante di silenzio. «Potrei ucciderti comunque» dice Achille.
«Lo so.» La voce del re è tranquilla, priva di paura. «Ma la mia vita vale l'opportunità di far riposare in pace l'anima di mio figlio.» 
Gli occhi di Achille si riempiono di lacrime; distoglie lo sguardo in modo che il vecchio non se ne accorga. 
La voce di Priamo è gentile. «È giusto cercare requie per i morti. Tu e io sappiamo che non c'è pace per coloro che restano vivi.» 
«No» sussurra Achille. 
Tutto è immobile nella tenda; il tempo sembra essersi fermato. Poi Achille si alza in piedi. «È quasi l'alba, non voglio che tu corra rischi mentre torni a casa. Dirò alle mie serve di preparare il corpo di tuo figlio.»

domenica 7 luglio 2024

Ambizione

È incredibile quanto poche siano le persone ambiziose, e quante invece quelle che si contentano di ciò che hanno.

Doris Lessing, Se gioventù sapesse