martedì 18 agosto 2026

Finestre sull’anima

Voglio ricordare un altro modo in cui l'opera di mio padre è stata carat-terizzata, per quanto mai da lui stesso, bisogna precisare. Un'analogia spesso usata per i suoi dipinti classici è quella della finestra. I formato lo suggerisce e indubbiamente la maniera leggera di trattare le forme dà un'impressione di ariosità. Aggiungete i colori brillanti e il bagliore interno dei dipinti degli anni cinquanta: non è difficile vederci una finestra illuminata.
Forse vi sorprenderà sapere che, anche se questo ci trasporta da un'immagine astratta a una concreta, io stesso amo l'analogia della finestra e trovo molto utile pensare alle opere di Rothko in quest'ottica. Tuttavia, trovo che sia una forzatura considerarle finestre da cui guardare all'esterno. Questi dipinti non sono trasparenti, non c'è una luce che proviene da uno spazio diverso, non c'è un esterno. Di fatto le finestre sono state sigil-late, murate con i colori più voluttuosi. Queste finestre non sono fatte per guardare fuori, ma per guardarsi dentro. I dipinti classici, con il loro grande formato, l'assolutezza delle loro dichiarazioni, la loro seduzione, carpiscono la nostra attenzione visiva, ma non ci offrono panorami. Riflettono invece l'"io" profondo dell'artista e determinano gli impulsi e le reazioni che noi stessi proiettiamo sui dipinti. Sono un invito non a uscire, bensi a entrare.
Sono come finestre sull'anima. Sono luoghi attraverso cui davvero è possibile guardarsi dentro.

Christopher Rothko, Mark Rothko, dentro l’opera 

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