lunedì 21 settembre 2026

Lasciar andare

Lasciar andare è la chiave del cambiamento. Sono gli attaccamenti alle cose e alle persone, sono le abitudini che ci danno un'illusione di prevedibilità a impedirci di cambiare in modo autentico. Allora, staccarci dagli "appigli" che ci danno sicurezza è l'unico modo per cambiare veramente. Dobbiamo arrivare a comprendere che quella sicurezza è effimera.

Mara Valenti, Yoga metaforico 

giovedì 17 settembre 2026

Asana e attivazione del corpo

L'āsana viene raggiunto nel punto in cui lo sforzo si allenta e lascia il posto a un senso di comodità. Nella posizione dobbiamo sentirci comodi. Se pensiamo ad alcune posizioni che hanno quasi dell'acrobatico, si potrebbe pensare che questa disciplina sia un'attività per pochi eletti, dotati di un corpo super flessibile ed elastico. In realtà, non esiste l'ásana perfetto: ognuno ha un certo materiale corporeo a disposizione e su quello deve lavorare per fare ciò che l'asana richiede. In questo senso, l'ăsana può essere considerato come un'intenzione, una direzione a cui tendere. È vero che l'āsana mira  a far assumere al corpo una determinata forma, tuttavia ogni āsana lavora sul corpo in modo specifico e, una volta capito qual è il suo obiettivo, attivare correttamente la parte del corpo interessata è più importante che raggiungere la figura finale.

Mara Valenti, Yoga metaforico 

Destrutturazione: far lavorare il corpo

|| lavoro sul corpo è indubbiamente impegnativo e non solo per il corpo. Ma lo è proprio perché su quel corpo abbiamo caricato pesi e tiranti che hanno contribuito a "deformarlo". Da qui, molte delle problematiche fisiologiche e posturali che assillano l'homo sapiens contemporaneo. L'esecuzione di āsana sul tappetino, allora, nel far prendere al corpo certe forme, contribuisce al necessario processo di destrutturazione. Obiettivo ultimo della pratica, infatti, non è tanto far assumere al corpo la forma esatta che la posizione intende riprodurre, quanto far lavorare il corpo nel modo voluto dall'āsana.

Mara Valenti, Yoga metaforico 

lunedì 14 settembre 2026

Medicina ed etica

Nella Prima lettera ai Corinzi , Paolo ribadisce l'unicità del corpo nella composizione delle parti. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», questo non lo farebbe meno corpo. Se l'orecchio dicesse:
«Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo sarebbe meno corpo.
«Se tutto il corpo fosse occhio», continua Paolo, «dove sarebbe l'udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l'odorato?» Molte parti, un corpo.
La lettera di san Paolo sarebbe da far leggere ai futuri medici insieme al giuramento di Ippocrate. La prima per ricordare che quando curiamo l'organo non dobbiamo dimenticare l'organismo, il secondo per ricordare che la medicina è un'arte scientifica imbevuta nell'etica.

Vittorio Lingiardi, Corpo, umano 

domenica 13 settembre 2026

Zen

«Un monaco disse a Joshu: "Sono appena entrato a far parte del monastero. Ti prego, istruiscimi".
Joshu domandò: "Hai mangiato la tua zuppa di riso?". Il monaco rispose: "L'ho mangiata". Joshu disse: "Allora faresti meglio a lavare la tua ciotola"». 
Questi dialoghi rivelano un altro aspetto che è caratteristico dello Zen. L'illuminazione, nello Zen, non significa ritiro dal mondo ma, al contrario, significa partecipazione attiva alle attività quotidiane.

Fritjof Capra, Il Tao della fisica

mercoledì 9 settembre 2026

Imparare a vivere

Uno degli esperimenti più importanti della storia della psicologia è stato condotto da Harry Harlow negli anni Cinquanta con dei cuccioli di scimmia. Offrendo loro due madri «finte» - una morbida di pezza, che scalda ma non nutre, e una rigida di metallo, che non scalda ma grazie a un biberon meccanico può fornire latte - dimostra che i cuccioli preteriscono il surrogato materno che offre tepore e morbidezza. Il legame che il piccolo sviluppa con la madre non deriva principalmente dalla capacita di quest'ultima di appagare le sue pulsioni orali, ma dalla rassicurazione che nasce dal contatto corporeo. Le scimmie di Harlow ci insegnano che per imparare a vivere bisogna imparare ad amare.

Vittorio Lingiardi, Corpo, umano

Guardiamo con tutto il corpo

Mentre guardiamo un quadro o un film pensiamo di farlo solo con gli occhi. Le ricerche sui neuroni specchio dimostrano invece che guardiamo con tutto il corpo, che l'esperienza estetica implica un'attivazione sensorimotoria e visceromotoria del cervello. È il fenomeno della «simulazione incarnata» (embodied simulation),
responsabile di una «sintonia» tra chi osserva e ciò che viene osservato. La simulazione incarnata è il nostro corpo che guarda il mondo e lo incontra. È dunque con tutto il corpo che guardiamo il dito che s'infila nella piaga di Cristo nell'Incredulità di San Tommaso di Caravaggio, i volti atterriti delle madri nella Strage degli innocenti di Guido Reni, le tele tagliate di Lucio Fontana e l'oscurità luminosa dei color fields di Mark Rothko.

Vittorio Lingiardi, Corpo, umano 

martedì 8 settembre 2026

Il resto è solo sabbia

Un giorno un professore di Filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un barattolo vuoto e cominciò a riempirlo con dei sassi. A quel punto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno, e loro risposero di sì. Allora il professore tirò fuori una scatola di sassolini più piccoli, li versò dentro il barattolo, lo scosse delicatamente e i sassolini si infilarono negli spazi vuoti. Ancora una volta chiese agli alunni se il barattolo fosse pieno e loro, ancora una volta, dissero di sì. Il professore prese quindi una scatola piena di sabbia e la versò dentro il barattolo. La sabbia riempì ogni spazio vuoto.
«Questo barattolo rappresenta la vostra vita» spiegò ai ragazzi e alle ragazze che aveva davanti. «| sassi sono le cose importanti, la famiglia, la salute, il tempo, le cose che vi fanno sentire vivi. Sono le cose per le quali, se tutto il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora piena. I sassolini più piccoli invece sono le altre cose per voi importanti, ma meno delle prime.
Infine, la sabbia rappresenta gli impegni, le cor-se, le incombenze.»
Gli studenti rimasero in silenzio.
«La cosa più importante» proseguì il professore «è che qui dentro ci è entrato tutto perché il barattolo è stato riempito esattamente in questo ordine. Se avessi messo prima la sabbia non ci sarebbe mai stato posto per i sassi più grandi e per i sassolini. Ecco, lo stesso vale per la vostra vita. Se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose importanti. Fissate le vostre priorità, il resto è solo sabbia.»

Riccardo Bertoldi, Tutto inizia quando smetti di aspettare 

venerdì 4 settembre 2026

Trattenere

«… le cose belle dovrebbero durare a lungo…..»
«Sei sicuro?» mi domandò. Rimase in silenzio per qualche secondo, come se stesse cercando le parole giuste, poi prosegui. «Vedi, a volte ci ostiniamo a voler trattenere le cose belle, ma è proprio la loro fine che le rende preziose. Se tutto durasse all'infinito, forse non riusciremmo più a coglierne il valore.»

Riccardo Bertelli, Tutto inizia quando smetti di aspettare