venerdì 23 giugno 2023

Orfano

Mio padre aveva trascorso tutta la Vita a lottare per mantenere il regno e non avrebbe certamente rischiato di perderlo a causa di un figlio come me. Eredi e grembi che li generassero non erano affatto difficili da trovare. Cosi accettò: sarei andato in esilio e sarei stato cresciuto in un altro regno. In cambio del mio peso in oro, laggiù sarei diventato un uomo. Non avrei avuto genitori né il nome della mia famiglia né alcuna eredità. Ai nostri tempi, la morte era un destino preferibile. Ma mio padre era un uomo pragmatico. Il mio peso in oro sarebbe stato meno dispendioso del mio funerale.
Fu così che a dieci anni mi ritrovai orfano.

Madlein Miller, La canzone di Achille

domenica 18 giugno 2023

Dolore come segnale

Il sistema del dolore è una forma di difesa del corpo, un sistema di segnalazione che ci «premia» e ci «punisce»: ci punisce quando stiamo per fare qualcosa che potrebbe danneggiare ulteriormente il corpo, e ci premia alleviando il dolore quando ci fermiamo.

Norman Doidge, Le guarigioni del cervello 

domenica 21 maggio 2023

Primo passo

Anche il viaggio più lungo inizia con il primo passo.

Lau Tzu

domenica 14 maggio 2023

Verità

Nella ricerca della verità sii pronto a imbatterti nell'inatteso, poiché essa è difficile da trovare, e, una volta trovata, stupefacente.

Eraclito

sabato 13 maggio 2023

Vedere il mondo in termini di soldi

Qualche volta la sua riluttanza a spendere assumeva dimensioni patologiche. Non arrivò mai al punto di negarsi le cose di cui aveva bisogno (del resto i suoi bisogni erano minimi), ma, più sottilmente, ogni volta che doveva comprare qualcosa sceglieva la soluzione meno costosa. L'acquisto a buon mercato fu per lui un pilastro esistenziale. Questo metodo implicava una sorta di primitivismo percettivo rivolto a eliminare tutti i distinguo, riconducendo ogni cosa al suo minimo comune denominatore. La carne era carne, le scarpe scarpe, una penna era una penna. Non contava che si potesse scegliere tra frattaglie e filetto, che ci fossero biro scassate in offerta a trentanove cents e stilografiche da cinquanta dollari costruite per durare vent'anni. L'oggetto di autentico pregio si doveva aborrire: sarebbe sicuramente costato una cifra esorbitante, che lo rendeva moralmente insano. Su un piano più vasto, un simile atteggiamento portava mio padre a uno stato di perenne deprivazione sensoriale; col chiudere gli occhi davanti a tante cose si negava ogni intimo contatto con le forme e le trame del mondo, alienandosi la possibilità del piacere estetico. Il mondo a cui guardava era un luogo materiale, dove ogni cosa aveva un valore e un prezzo, e bisognava seguire il principio di procurarsi le cose che servivano a un prezzo il piú possibile corrispondente al loro valore. Ogni cosa veniva considerata solo in rapporto con la sua funzione e giudicata solo per il suo costo; mai come oggetto intrinseco, con particolari qualità. Credo che questo gli abbia fatto apparire il mondo opaco e inerte. Uniforme, incolore, privo di profondità. Se vedi il mondo solo in termini di soldi, va a finire che non lo vedi affatto.

Paul Auster, L'invenzione della solitudine 

Denaro come protezione

Per tutta la vita sognò di diventare milionario, di essere l'uomo piú ricco del mondo. Non desiderava tanto il denaro in sé, ma ciò che esso rappresentava: non solo il successo agli occhi del mondo, ma uno strumento per rendersi intoccabile. Possedere denaro non significa soltanto la possibilità di comprare le cose, ma anche la certezza che il bisogno universale non ti toccherà mai. Denaro come protezione, dunque, non come voluttà. La povertà sofferta da bambino, e la conseguente vulnerabilità ai capricci del mondo, gli resero la ricchezza sinonimo di immunità dal male, dalle sofferenze, dall'essere vittima. Non cercava tanto di comprarsi la felicità quanto l'assenza di infelicità, e i soldi divennero la panacea, l'oggettivazione dei suoi desideri più profondi e inesprimibili. Non ambiva a spenderli, ma a possederli, alla certezza di poter contare su di loro. Insomma, il denaro non era un elisir, ma un antidoto: la bottiglietta che ti porti in tasca avventurandoti nella giungla... nel caso ti mordesse un serpente velenoso.

Paul Auster, L'invenzione della solitudine 

Lavoro motto di un paese

Fuori presto ogni mattina, a casa tardi la sera, e fra i due estremi lavoro, nient'altro che lavoro. Lavoro era il motto del Paese dove viveva, e lui si comportò da grande patriota. Non bisogna credere per questo che il lavoro in lui si identificasse col piacere: lavorava sodo perché voleva guadagnare il piú possibile. Il lavoro era uno strumento per raggiungere uno scopo, e quello scopo era il denaro. Ma nemmeno lo scopo era tale da procurargli piacere. Come ha seritto da giovane Marx: «E se il denaro èil vincolo che mi unisce alla vita umana, che unisce a me la società, che mi collega con la Natura e gli uomini, non è il denaro forse il vincolo di tutti i vincoli? Non può esso sciogliere e stringere ogni vincolo? E quindi non è forse anche il dissolvitore universale?

Paul Auster, L'invenzione della solitudine 

sabato 6 maggio 2023

Tempo per cercare il padre

Digiuno di passioni per le cose, le persone o le idee, incapace o avverso a svelarsi in qualsiasi circostanza, era riuscito a mantenersi staccato dalla vita evitando di tuffarsi nel vivo delle cose. Mangiava, andava al lavoro, aveva amici, giocava a tennis, eppure non era presente. Era un uomo invisibile nel senso più profondo e più concreto: invisibile agli altri, e molto probabilmente anche a se stesso. Se da vivo continuavo a sondarlo cercando in lui il padre che non c'era, sento ancora il bisogno di cercarlo da morto. La sua morte non ha cambiato nulla. L'unica differenza è che mi manca il tempo.

Paul Auster, L'invenzione della solitudine 

Vita e morte

Un giorno c'è la vita. Per esempio, un uomo sano, neanche vecchio, senza trascorsi di malattie. Tutto è com'era prima e come sarà sempre. Passa da un giorno all'altro pensando ai fatti suoi, sognando solo il tempo che ancora gli si prepara. Poi, d'improvviso, capita la morte. Un uomo esala un leggero sospiro, si abbandona sulla sedia, ed è la morte. 

Paul Auster, L'invenzione della solitudine 

venerdì 5 maggio 2023

Soffrire e imparare

Ero convinta che la psicoterapia fosse una mania dei nordamericani, gente molto viziata, incapace di sopportare le normali difficoltà dell'esistenza. Durante l'infanzia mio nonno mi aveva inculcato lo stoico dettame che la vita è dura e che di fronte ai problemi non si può fare altro che stringere i denti e tirare dritto. La felicità è una cosa di cattivo gusto; al mondo si viene per soffrire e imparare.

Isabelle Allende, La somma dei giorni

sabato 22 aprile 2023

Tramonto dei sacerdoti

Se torno agli umani di quella nuova civiltà, e alla loro tendenza a saltare le mediazioni e cercare una presa diretta sul mondo, penso si possa dire che quanto meno volavano con una certa quota di libertà, almeno pari a quella di cui disponevano prima della rivoluzione digitale. Allora, ai tempi dell'analogico, le maree erano costituite da flussi ideologici massicci a cui era sostanzialmente impossibile sottrarsi (la Chiesa o il Partito, per dire); nell'epoca classica della rivoluzione digitale sono formate da movimenti di massa regolarmente registrati dai player dominanti della rivoluzione: difficile dire cosa sia preferibile. Ma ci sarà il momento di farlo, e sarà affascinante. Per adesso mi limito a evidenziare un effetto di enorme portata, che il desiderio di presa diretta su mondo ha generato: il tramonto dei sacerdoti.

Alessandro Baricco, The game


Allenamento e istinto

Non appena ebbe adottato tale posizione, la furia di Diego si dileguò e venne rimpiazzata da una calma assoluta. Respirò profondamente, espirò a lungo e sorrise soddisfatto. Alla fine stava riuscendo a contenere la sua focosità, come aveva tanto insistito fin dall'inizio il suo maestro.
Respirò ben controllato, tranquillità di spirito, lucidità di pensiero e fermezza del braccio. Quella sensazione fredda, che gli percorreva la schiena come un vento invernale, doveva precedere l'euforia del combattimento. In quello stato la mente smetteva di pensare e il corpo rispondeva per riflesso. La finalità del severo allenamento a combattere de La Justicia era che l'istinto e la destrezza orientassero i suoi movimenti.

Zorro, l'inizio della leggenda, Isabelle Allende

Abbandonarsi alla morte

La paura l'aveva paralizzato nel momento in cui aveva sentito arrivare i soldati nella casa di campagna, ma ora era tranquillo. L'angoscia si era dileguata nel momento in cui aveva potuto accomiatarsi dalle figlie. Le due notti successive aveva dormito senza sognare e aveva trascorso le giornate con vitalità. Si abbandonò alla morte imminente con una placidità mai provata prima. Iniziò a piacergli l'idea di finire i suoi giorni con un proiettile invece di doverlo fare a poco a poco, sprofondato nell'inevitabile processo di invecchiamento. Pensò anche alle figlie, libere nel loro destino.

Zorro, l'inizio della leggenda, Isabelle Allende

Mai combattere con ira

Si intrecciarono in una lotta corpo a corpo, entrambi difendendosi dalla mano che impugnava la daga, mentre le gambe e il braccio libero cercavano di far voltare il nemico per metterlo spalle a terra. Diego riusci a liberarsi e ripresero a girare, preparandosi per un nuovo scontro. Il ragazzo si sentiva avvampare, era rosso e madido di sudore mentre l'avversario non sbuffava nemmeno e il volto si manteneva tranquillo come all'inizio. Diego ricordò le parole di Manuel Escalante: "Mai combattere con ira". Respirò profondamente un paio di volte, prendendosi il tempo per calmarsi.

Zorro, l'inizio della leggenda, Isabelle Allende

Il giorno prima del trapasso

Nelle settimane di prigionia era andato affrancandosi da ricordi e sentimenti, acquisendo cosi una libertà nuova: ormai non aveva nulla da perdere. Pensando alle figlie non riusciva a visualizzare i loro volti o a differenziare le loro voci, erano due bimbe senza la mamma che giocavano con le bambole nei bui saloni di casa. Due giorni prima, quando gli avevano fatto visita in prigione, si era meravigliato davanti a quelle donne che avevano rimpiazzato le piccole con stivaletti, grembiulini e crocchie come erano nei suoi ricordi.
"Perbacco, come passa il tempo" aveva mormorato vedendole. Si era congedato da loro senza dolore, sorpreso della propria indifferenza. Juliana e Isabel avrebbero vissuto la loro vita senza di lui, ormai non poteva più proteggerle.

Zorro, l'inizio della leggenda, Isabelle Allende

lunedì 3 aprile 2023

Passione causa di mali

E capisco quali mali dovrò sostenere, ma più forte dei miei propositi è la passione, la quale è per gli uomini causa dei più grandi mali

Euripide, Medea, vv 1078-1080

domenica 2 aprile 2023

Energie per la felicità

Cercare la felicità, e io l'ho fatto, e lo faccio tuttora, non equivale affatto a essere felici, una condizione che io trovo effimera, dipendente dalle circostanze e un po' ottusa.
Se il sole splende, goditelo, si, sì, sì. I giorni felici sono una benedizione, ma i giorni felici passano, devono passare, perché il termpo passa. La ricerca della felicità è più elusiva: dura tutta una
vita e non è vincolata a uno scopo.
Quello che cerchi è il significato: una vita che abbia un significato. C'è l'hap, il fato, la giocata che è tua e non è prefissata, ma cambiare il corso del fiume, o dare nuove carte, qualunque sia la metafora che preferisci usare, richiederà un sacco di energie.

Jeanette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale 

Diritto alla felicità

Ma ci sono significati più antichi nella parola hap, la sorte o la fortuna, buona o cattiva che ti spetta. Hap è il tuo destino nella vita, la mano che ti è consentito giocare. Come affronterai il tuo hap determinerà se sarai happy, cioè felice, oppure no. Quello che gli americani, nella loro Costituzione, chiamano il diritto alla ricerca della felicità.

Jeanette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale 

Dire sì alla vita

Mentre cerco di capire come funziona la vita - e perché alcune persone sappiano affrontare le avversità meglio di altre - penso a qualcosa che ha a che fare con il dire si alla vita, con l'amore per la vita, anche quando ci delude, e con l'amore per noi stessi, in qualunque modo si riesca a trovarlo. Non con l'egoismo, che è l'opposto della vita e dell'amore vero, ma con una ferrea determinazione, come i salmoni che risalgono la corrente del fiume, per quanto agitate siano le acque, perché quello è il tuo fiume.

Jeanette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale 

Sradicamento

Io avevo perso il porto sicuro e caldo, per quanto caotico, della prima persona che avevo amato. Avevo perso il mio nome e la mia identità. I bambini adottati sono bambini sradicati. Per mia madre tutta la vita era un grande sradicamento. Tutte e due volevamo tornare a Casa.

Jeanette Winterson, Perché essere felice quando puoi essere normale