domenica 3 luglio 2011
Cinque nemici
I libri hanno gli stessi nemici che l'uomo: il fuoco, l'umido, le bestie, il tempo e il loro stesso contenuto.
Il fuoco incenerisce il libro e la nostra carne: l'umido sgretola le pagine e le nostre ossa; le belve calpestano i fogli e artigliano i nostri corpi; il tempo dissolve le carte e consuma la nostra vita.
Ma alla fine c'è un quinto elemento più insidioso ed è quello interno a entrambi i soggetti: il contenuto.
Gianfranco Ravasi - Breviario - Cinque nemici
Il fuoco incenerisce il libro e la nostra carne: l'umido sgretola le pagine e le nostre ossa; le belve calpestano i fogli e artigliano i nostri corpi; il tempo dissolve le carte e consuma la nostra vita.
Ma alla fine c'è un quinto elemento più insidioso ed è quello interno a entrambi i soggetti: il contenuto.
Gianfranco Ravasi - Breviario - Cinque nemici
domenica 29 maggio 2011
Pudore
Quelli ripresero la loro strada, tutti pensierosi; le donne innanzi, e Renzo dietro, come per guardia. Lucia stava stretta al braccio della madre, e scansava dolcemente, e con destrezza, l'aiuto che il giovine le offriva ne' passi malagevoli di quel viaggio fuor di strada; vergognosa in sé, anche in un tale turbamento, d'esser già stata tanto sola con lui, e tanto famigliarmente, quando s'aspettava di divenir sua moglie, tra pochi momenti. Ora, svanito così dolorosamente quel sogno, si pentiva d'essere andata troppo avanti, e, tra tante cagioni di tremare, tremava anche per quel pudore che non nasce dalla trista scienza del male, per quel pudore che ignora se stesso, somigliante alla paura del fanciullo, che trema nelle tenebre, senza saper di che.
A. Manzoni - I promessi sposi
A. Manzoni - I promessi sposi
Oppressori ed oppressi
Renzo, che strepitava di notte in casa altrui, che vi s'era introdotto di soppiatto, e teneva il padrone stesso assediato in una stanza, ha tutta l'apparenza d'un oppressore; eppure, alla fin de' fatti, era l'oppresso. Don Abbondio, sorpreso, messo in fuga, spaventato, mentre attendeva tranquillamente a' fatti suoi, parrebbe la vittima; eppure, in realtà, era lui che faceva un sopruso. Così va spesso il mondo... voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo.
A. Manzoni - I promessi sposi
A. Manzoni - I promessi sposi
sabato 28 maggio 2011
Paure
Tra il primo pensiero d'una impresa terribile, e l'esecuzione di essa (ha detto un barbaro che non era privo d'ingegno), l'intervallo è un sogno, pieno di fantasmi e di paure. Lucia era, da molte ore, nell'angosce d'un tal sogno: e Agnese, Agnese medesima, l'autrice del consiglio, stava sopra pensiero, e trovava a stento parole per rincorare la figlia. Ma, al momento di destarsi, al momento cioè di dar principio all'opera, l'animo si trova tutto trasformato. Al terrore e al coraggio che vi contrastavano, succede un altro terrore e un altro coraggio: l'impresa s'affaccia alla mente, come una nuova apparizione: ciò che prima spaventava di più, sembra talvolta divenuto agevole tutt'a un tratto: talvolta comparisce grande l'ostacolo a cui s'era appena badato; l'immaginazione dà indietro sgomentata; le membra par che ricusino d'ubbidire; e il cuore manca alle promesse che aveva fatte con più sicurezza.
A. Manzoni - Promessi Sposi
A. Manzoni - Promessi Sposi
giovedì 26 maggio 2011
Mattina seguente
La mattina seguente, don Rodrigo si destò don Rodrigo. L'apprensione che quel "verrà un giorno" gli aveva messa in corpo, era svanita del tutto, co' sogni della notte.
A. Manzoni - I Promessi Sposi
A. Manzoni - I Promessi Sposi
domenica 15 maggio 2011
Tancredi
Quivi a lui d'improvviso una donzella
tutta, fuor che la fronte, armata apparse:
era pagana, e là venuta anch'ella
per l'istessa cagion di ristorarse.
Egli mirolla, ed ammirò la bella
sembianza, e d'essa si compiacque, e n'arse.
Oh meraviglia! Amor, c'ha pena è nato,
già grande vola, e già trinfa armato
Gerusalemme liberata
tutta, fuor che la fronte, armata apparse:
era pagana, e là venuta anch'ella
per l'istessa cagion di ristorarse.
Egli mirolla, ed ammirò la bella
sembianza, e d'essa si compiacque, e n'arse.
Oh meraviglia! Amor, c'ha pena è nato,
già grande vola, e già trinfa armato
Gerusalemme liberata
mercoledì 4 maggio 2011
Fragilità
Amleto Ah, se questa mia troppo, troppo solida
carne, potesse sciogliersi in rugiada!
Ah, se l'Eterno non avesse opposta
la sua legge al suicidio! O Dio! O Dio!
Come tediose, e insipide ed inutili
m'appaiono le piatte convenzioni
di questo mondo! Che schifo! Che schifo!
Questo è un orto coperto di gramigna
che va in seme; vi sanno verzicare
erbe rozze e selvatiche, nient'altro.
A tanto dunque si doveva giungere!
È morto da appena due mesi... oh, no, che dico,
nemmeno tanti... un re così eccellente,
confrontato a costui,
un Iperione a confronto di un satiro;
e di lei a tal punto innamorato
da non permettere nemmeno ai venti
di sfiorarle con troppa forza il viso!
Ah, cielo e terra, come non pensarci!
E lei, che tutta s'appendeva a lui,
come se l'appetito di quel cibo
le crescesse mangiandone...
Appena un mese... Non voglio pensarci.
Ahimè, fragilità, il tuo nome è femmina.
Shakespeare - Amleto
carne, potesse sciogliersi in rugiada!
Ah, se l'Eterno non avesse opposta
la sua legge al suicidio! O Dio! O Dio!
Come tediose, e insipide ed inutili
m'appaiono le piatte convenzioni
di questo mondo! Che schifo! Che schifo!
Questo è un orto coperto di gramigna
che va in seme; vi sanno verzicare
erbe rozze e selvatiche, nient'altro.
A tanto dunque si doveva giungere!
È morto da appena due mesi... oh, no, che dico,
nemmeno tanti... un re così eccellente,
confrontato a costui,
un Iperione a confronto di un satiro;
e di lei a tal punto innamorato
da non permettere nemmeno ai venti
di sfiorarle con troppa forza il viso!
Ah, cielo e terra, come non pensarci!
E lei, che tutta s'appendeva a lui,
come se l'appetito di quel cibo
le crescesse mangiandone...
Appena un mese... Non voglio pensarci.
Ahimè, fragilità, il tuo nome è femmina.
Shakespeare - Amleto
martedì 3 maggio 2011
Vita e morte
Regina - Dolce Amleto, scuoti di dosso quel dolore notturno, guarda con occhio amico alla tua patria e al re, non cercare per sempre con le ciglia abbassate il tuo nobile padre nella polvere. Sai che è sorte comune: ogni cosa vivente è dovuta alla morte, attraverso natura a eternità.
Shakespeare - Amleto
Shakespeare - Amleto
Pensiero turbato
Orazio - Un grano di polvere basta a turbare l'occhio del pensiero.
Shakespeare - Amleto
Shakespeare - Amleto
lunedì 11 aprile 2011
Fortuna
Who seeks, and will not take when once 'tis offere'd,
Shall never find it more.
Shakesperare - Antonio e Cleopatra
Shall never find it more.
Shakesperare - Antonio e Cleopatra
Onore
Is not my profit that does lead mine honour; mine honour, it.
Shakesperare - Antonio e Cleopatra
Shakesperare - Antonio e Cleopatra
Onore alle armi
Pompeo: lascia che io ti stringa la mano; non ti ho mai odiato. Ti ho veduto combattere, ed ho invidiato il tuo valore.
Enobarbo: Signore, io non vi ho mai amato molto; ma vi ho lodato quando meritavate ben dieci volte l'elogio che facevo di voi.
Shakespeare - Antonio e Cleopatra
Enobarbo: Signore, io non vi ho mai amato molto; ma vi ho lodato quando meritavate ben dieci volte l'elogio che facevo di voi.
Shakespeare - Antonio e Cleopatra
giovedì 17 marzo 2011
sabato 26 febbraio 2011
Zaccaria e l'angioletto
I putti, o angioletti, del pannello di Zaccaria sono una sorta di comparse, di cui Michelangelo si serve per sussurrare all'recchio dell'osservatore perspicace i suoi pensieri nascosti. In questo caso essi leggono con noncuranza da sopra la spalla del profeta, e uno dei due si appoggia al compagno un po' come due moderni tifosi di calcio che, in metropolitana, sbirciano i risultati delle partite sul giornale di un passeggero. Ciò che più facilmente può sfuggire è che l'innocente angioletto biondo che si appoggia all'altro si lascia andare, dietro il capo di Giulio II, a un cenno assai volgare: con un pugno quasi chiuso, infila il pollicetra l'indice e il medio in un gesto che allore era noto come "fare i fichi", pressappoco l'equivalente rinascimentale del nostro dito medio. Per la verità l'immagine è volutamente piutosto sfumata e in ombra.
I segreti della Sistina - R. Doliner e B. Blech
Dante apre il venticinquesimo canto della Divina commedia (Inferno, versi 1-3) con i seguenti versi:
« Al fine de le sue parole il ladro
le mani alzò con amendue le fiche,
gridando: "Togli, Dio, ch'a te le squadro!". »
riferendosi al gesto del "far la fica" o "far le fiche", atto di scherno o di spregio ancora utilizzato in alcune culture che prevede la chiusura del pugno con il pollice frapposto tra indice e medio, ad imitare appunto l'aspetto di una vulva e indirizzata ad una persona oppure al cielo in segno di bestemmia (come nel caso della citazione dantesca).
I segreti della Sistina - R. Doliner e B. Blech
Dante apre il venticinquesimo canto della Divina commedia (Inferno, versi 1-3) con i seguenti versi:
« Al fine de le sue parole il ladro
le mani alzò con amendue le fiche,
gridando: "Togli, Dio, ch'a te le squadro!". »
riferendosi al gesto del "far la fica" o "far le fiche", atto di scherno o di spregio ancora utilizzato in alcune culture che prevede la chiusura del pugno con il pollice frapposto tra indice e medio, ad imitare appunto l'aspetto di una vulva e indirizzata ad una persona oppure al cielo in segno di bestemmia (come nel caso della citazione dantesca).
Zaccaria

Per poter ammirare gli affreschi della cappella sistina immaginate di entrare a occhi chiusi insieme ad un amico che vi accompagni lungo la sala verso i gradini dell'altare fino all'estremità opposta, al di là della transenna di marmo, e solo allora girarvi e aprire gli occhi.
Aprite gli occhi, rivolgete lo sguardo al grande portone di legno riservato al pontefice: vedrete Zaccaria, il primo dei sette profeti ebrei rappresentati sulla volta. Il profeta seduto si trova proprio sopra il capo del pontefice, ogni volta che il papa abbia varcato l'ingresso principale, ovvero è esattamente dove Giulio II avrebbe voluto che Michelangelo raffigurasse Gesù.
Perché collocare all'ingresso del Sistina uno degli ultimi e meno conosciuti profeti di Israele?
Prima di tutto Zaccaria è il profeta che ammonisce i corrotti sacerdoti del Secondo Tempio. La profezia avverte quindi i religiosi che se non avessero abbandonato la loro condotta traviata il nemico in armi sarebbe penetrato nel santuario con la forza, ed il Tempio, costruito in parte con legno di legno libanese, sarebbe stato dato alle fiamme ("apri le tue porte, o Libano, che il fuoco possa divorare i tuoi cedri - Zc 11, 1"). Ebbene, proprio chi aveva pronunciato quei moniti fu posto da Michelangelo sull'ingresso della cappella di Giulio II.
Zaccaria è anche il profeta della consolazione e della redenzione, colui che incoraggiò gli ebrei a ricostruire Gerusalemme e il Sacro Tempio. ....
L'indomito artista aveva quindi collocato un profeta biblico non di primo piano nel punto assai significativo in cui il papa avrebbe voluto un'immagine di Gesù. Come immaginava Michelangelo di evitare la collera del pontefice per una tale palese subordinazione? Il pannello di Zaccaria non è solo un'immagine idealizzata di un personaggio della Bibbia, ma anche un ritratto dello stesso papa. Inoltre l'artista ritrae Zaccaria avvolto in manto color blu oltremare e oro - i colori dei Della Rovere, la famiglia di Sisto IV e di suo nipote Giulio II. Un ritratto di papa al posto di Cristo. Una simile rappresentazione non rappresentava cero un oltraggio per l'ego di Giulio II. In fondo il suo volto eternamente raffigurato sopra l'ingresso della nuova e magnfica capella era un modo consono di ricordare e celebrare il ruolo dei Della Rovere nella sua realizzazione.
I segreti della Sistina - R. Doliner e B. Blech
domenica 20 febbraio 2011
Talmud
Un ampio compendio di leggi e commenti ebraici composti nell'arco di cinque secoli a paritre, approssimativamente, dal tempo di Gesù. Quello che lo distingue da quasi tutti gli altri libri del suo tempo è uno stile di pensiero unico, per cui ancora oggi si utilizza il termine logica talmudica. Tale impostazione ci permette di vedere l'universo e di organizzare un pensioero con una modalità multiforme: una visione antitetica rispetto al modo lineare, non critico e non analitico della Chiesa. Il suo tratto predominante è la domanda. Il Talmud non contrappone la fede alla ragione, concede grande valore lla logica e ammette la legittimità del conflitto di opinioni. Conferisce inoltre grande importanza alla capacità di fondere elementi in apparenza opposti. Una visione molto lontana dagli ideali della Chiesa che infatti si impegnò a combatere questa impostazione per impedirne la diffusione.
I segreti della Sistina - R. Doliner e B. Blech
I segreti della Sistina - R. Doliner e B. Blech
Liberare dal marmo
In ogni blocco di marmo vedo una statua così chiaramente come se essa fosse esattamente davanti a me, perfettamente realizzata e finita nella disposizione e nell'atteggiamento, e a me non restasse che abbattere i rozzi muri che imprigionavano la bella apparizione per rivelarla agli occhi degli altri come ai miei.
Michelangelo
Michelangelo
Formazione
In italiano la parola "formazione" ha tra i suoi significati quello del percorso attraverso il quale una giovane mente si arricchisce e prende forma; una parola perfetta del giovane genio di cui Lorenzo aveva deciso di prendersi cura. L'esperienza fiorentina di Michelangelo durante la sua prima adolescenza arricchì senza dubbio il suo talento e diede alla sua mente la forma definitiva che avrebbe mantenuto nella sua lunga carriera.
I segreti della Sistina - R. Doliner e B. Blech
I segreti della Sistina - R. Doliner e B. Blech
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