domenica 11 agosto 2013
sabato 10 agosto 2013
venerdì 9 agosto 2013
sabato 27 luglio 2013
Enea piange
Né lontano di qui vengono indicati i campi
del Pianto estesi in ogni direzione: così, con questo nome li chiamano.
Qui occulti sentieri celano coloro che un amore crudele consumò con
disumano struggimento e intorno li copre una selva di mirti: neanche
nella morte sono lasciati in pace dagli affanni. ... Tra queste la
Fenicia Didone, ancor fresca di ferita, errava nella vasta selva. Appena
l'eroe Troiano le fu vicino e la riconobbe indistinta fra le ombre come
chi o vede o crede di aver visto la luna attraverso le nubi al cominciar
del mese, si mise a piangere e parlò con dolce amore:
- O infelice Didone, mi era dunque giunta
vera la notizia che eri morta e che avevi seguito il tuo fato col ferro?
Ahimé, io sono stato la causa della tua morte? Giuro per le stelle e per
gli dei celesti e se qualche fede esiste sotto la profonda terra, contro
voglia, o regina, mi sono allontanato dal tuo lido. Ma gli ordini degli
dei, che ora mi costringono ad andare tra queste ombre, per questi
orridi luoghi infernali e per la profonda notte mi spinsero coi loro
comandi. Né ho potuto credere di arrecarti un così grande dolore con la
mia partenza. Ferma il passo e non sottrarti al nostro sguardo. Chi
fuggi? Questa è l'ultima volta che il fato mi concede di parlarti.
Con queste parole Enea cercava di lenire
l'animo ardente di Didone che guardava in modo torvo e scoppiava in
lacrime. Lei ostile teneva gli occhi fissi al suolo, col volto immobile,
mentre parlavo, come la dura selce o la rupe Marpesia. Infine si allontana e nemica
si rifugia nella selva ombrosa dove l'antico coniuge Sicheo corrisponde
ai suoi affanni ed uguaglia il suo amore. Nondimeno Enea, scosso
dall'iniqua sventura di Didone, prosegue per lungo tratto in lacrime e
prova dolore per lei che si allontana.
Eneide, Virgilio Libro VI
domenica 21 luglio 2013
Non premete il piede
Sopra un gracile cristallo, l'inverno guida i loro passi,
il precipizio è sotto il ghiaccio,
questa è la fragile superficie dei nostri piaceri.
Scivolate, mortali, non premete il piede.
Poesia riportata da Leopardi nello Zibaldone
il precipizio è sotto il ghiaccio,
questa è la fragile superficie dei nostri piaceri.
Scivolate, mortali, non premete il piede.
Poesia riportata da Leopardi nello Zibaldone
domenica 17 febbraio 2013
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